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mercoledì 9 novembre 2016

Biancaneve con gli occhiali

Biancaneve con gli occhiali
di Simona Caruso
C’era una volta una  fanciulla, i suoi capelli erano neri come la notte e la sua pelle candida e chiara come la neve, per questo la chiamavano Biancaneve. Era indubbiamente la fanciulla più bella di tutto il reame.
Si comincia da Biancaneve e si finisce con Frozen e finchè parliamo di Biancaneve mi sta bene, era davvero bella, dolce, candida… ma vogliamo parlare di Frozen? Non siete d’accordo anche voi sul fatto che Anna sia molto più bella, simpatica, dolce e “principessosa” di Elsa? Per me almeno è così, eppure la principessa che diventa regina è lei, Elsa: antipatica, indisponente e anche più brutta anche se le bimbe la considerano più bella perché è bionda ed ha una treccia lunga fino al fondo schiena e sa fare quella magia di trasformare tutto in ghiaccio. Sarà che io non ho mai capito, evidentemente, cos’è la bellezza dal momento in cui ritengo affascinante e sessualmente attraente un attore come Woody Allen. Ma tornando alle principesse… perché, mi chiedo in questi giorni, le principesse non hanno gli occhiai? Sarà perché ci vedono tutte bene? Sarà perché gli occhiali sono brutti e rendono più brutte le persone? E tutti questi “sarà” chi li ha decisi? Le principesse non hanno occhiali, non hanno apparecchi ai denti, non hanno un filo di cellulite, non hanno nessun problema a parte qualche accennato disturbo dell’umore in Rapunzel… Partendo dal concetto base di un semplice paio di occhiali, vallo a spiegare poi che si può essere BELLISSIME anche se hai un occhio storto, oppure se sei cieco, oppure se stai seduto su una sedia a rotelle, oppure…
E lo so, che palle! Se dobbiamo scrivere una fiaba dev’essere bella, dev’essere easy, dev’essere felice! E chi l’ha detto che non ci sia bellezza, leggerezza e felicità anche con un semplice paio di occhiali per giungere ad una sedia a rotelle? Ma a cominciare dalle favole per finire al cinema, il brutto anatroccolo toglie gli occhiali e diventa un bellissimo cigno. Lasciamo perdere il concetto filosofico che la bellezza è dentro di noi, io parlo di bellezza estetica, fisica, concreta, visibile. Volete davvero farmi credere che una BELLA DONNA o un BELL’UOMO perdono la loro bellezza perché hanno un paio di occhiali? Si è iniziato dagli occhiali e si è finito a tutto il resto. Telefilm per adolescenti: ebbene sì. Gli adolescenti nei telefilm sono magri, senza un brufolo, senza apparecchi ai denti, senza occhiali (a parte quelli che devono fare la parte degli sfigati o dei secchioni che non li ama nessuno). Il protagonista o la protagonista sono “belli” secondo il canone di bellezza inculcato da chissà chi. Partendo da questo e considerando che invece le persone reali non sono così, che nella vita reale non siamo così…come si può essere felici? Se ogni giorno sei bombardato da un presunto prototipo di perfezione ma tu sei piccolo e nero come calimero e in più sei magari un po’ cecatello e un po’ hai i piedi piatti, gli occhi storti, i denti da coniglio… che devi fare? E quindi parto da questa premessa per dire che molti trovano la soluzione nel restare chiusi in casa. Io vado in giro al supermercato, per strada, a scuola, a teatro, dal panettiere e mi chiedo “davvero sono l’unica cecatella esistente nella mia città?” e mi chiedo “davvero non ci sono zoppi, mutilati, strabici in questa mia città? Cavoli, penso, abbiamo sconfitto la disabilità! Siamo tutti perfetti o mannaggia, sono rimasta l’unica superstite come Higlander! In realtà non è così. certo che ci sono, ma preferiscono restare chiusi nei ghetti della disabilità. Perché è rassicurante e semplice quando ti trovi in mezzo a persone che ti possono capire e che stanno a volte anche peggio di te. Anche a me capita spesso di sentirmi al sicuro e di cercare la sicurezza tra persone come me. D’altra parte quando vivi in una città come la mia che non fornisce nessun tipo di strumento per l’autonomia, carente di mezzi pubblci e di strade in cui si possa deambulare...quando l’inciviltà delle persone diventa uno standard normale a cui tutti si adeguano… come si può pretendere che un cieco esca di casa da solo? Come si può pretendere che una persona su una sedia a rotelle ogni giorno debba incazzarsi con il mondo intero per poter percorrere dieci metri? E questo è vero! se poi ci metti che già un semplice paio di occhiali può essere un ostacolo al raggiungimento di un titolo nobiliare… come possiamo pretendere noi di varcare le porte di casa nostra e affrontare la "perfezione"?

Non vorrei fare l’errore di essere confusionaria e dire mille cose insieme, il concetto in realtà è unico, non ci confondiamo. Non si può parlare e pretendere l’inclusione o come la si vuole chiamare se non si parte da un’educazione al bello. Il bello non è perfezione il bello è armonia. Partendo dalla bellezza interiore che inesorabilmente fuoriesce come una luce e dipinge ogni parte del tuo viso e del tuo corpo. Insegniamo ai nostri bambini che non bisogna avere “rispetto” a “amore” per il compagno “diversamente qualcosa”, ma bisogna semplicemente entrare nella logica che siamo tutti in un modo o nell’altro diversi. Né più né meno. E mi spiace notare come la Walt Disney con i suoi pupazzi computerizzati dia lo stesso volto e quasi la stessa voce a tutti i suoi personaggi così che basta cambiare una pettinatura e tizia diventa caio. Belli i cartoni animati ma che tristezza! Un briciolo di fantasia! Un briciolo di imperfezione in quei volti relativamente perfetti. Mettetele un brufolo a Rapunzel che ha appena 18 anni e un paio di occhiali a Biancaneve che l’aiutino a riconoscere la matrigna anche se travestita da vecchia. E lasciateci colorare il mondo a noi mostriciattoli alieni di infinita bellezza! 

lunedì 30 marzo 2015

Alunni ciechi e ipovedenti: tecnologie informatiche e software a supporto della didattica

PECCATO CHE NELLE SCUOLE E' GIA' DIFFICILE RIUSCIRE AD OTTENERE DELLE FOTOCOPIE INGRANDITE!

Alunni ciechi e ipovedenti: tecnologie informatiche e software a supporto della didattica
Ausili tecnici, programmi e nuove app per l'inclusione degli alunni con disabilità visiva.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) vi sono al mondo oltre 300 milioni di persone con una disabilità visiva grave, ci cui circa 45 milioni sono non vedenti. In base ai dati dell'INPS i ciechi in Italia sono 130 mila ma, secondo altre statistiche, sarebbero oltre 300 mila; circa un milione sono invece gli ipovedenti.

SCUOLA E DISABILITA' VISIVA - Secondo l'ISTAT in Italia gli alunni non vedenti ed ipovedenti della Scuola Primaria solo più di 4000. Lo sviluppo costante delle tecnologie informatiche per la didattica e dei software facilitanti dedicati ha consentito numerosi processi di innovazione nella prassi dell'azione didattica.
Proprio a tali sviluppi è stata destinata la raccolta di fondi avviata dall'Università di Milano per finanziare Math Melodies, una app per Ipad che insegna la matematica ai bambini non vedenti e ipovedenti con il supporto di una guida audio. Più in generale, numerosi sono ormai i sussidi tecnici utili, come ad esempio le lavagne a tracciamento luminoso per ipovedenti; numerosi sono anche i dispositivi per il computer ed il software didattico dedicato.
Ricordiamo ad esempio il progetto LAMBDA per l'apprendimento della matematica ed il programma Biblos, utile per gli studenti del Liceo classico poiché consente di leggere e scrivere testi in greco antico usando la normale tastiera o una tastiera Braille collegata al pc.
Uno studente non vedente, V. Rubano, ha invece concepito il sistema V4B - Video4Blind, in grado di rendere accessibili ai ciechi i video di Youtube. Vi sono invece perplessità in merito ad alcune Lavagne Interattive Multimediali (LIM), i cui software non sono compatibili con gli standard necessari per essere usati da persone con difficoltà visive.

Si ricordano poi altre esperienze interessanti, anche di logica più tradizionale, come ad esempio Life, un fumetto tattile realizzato dal designer P. Meyer, fatto di tavole senza colori, testi o immagini. I personaggi sono infatti cerchi in rilievo sulla carta che i lettori possono distinguere in base alla diversa pienezza o alle dimensioni.

Per quanto concerne le opere enciclopediche, invece, un interessante servizio di monitoraggio rispetto al mercato italiano viene fornito dal Centro Informatico per la Sperimentazione degli Ausili Didattici dell'istituto Cavazza di Bologna.


Naturalmente, nel supporto alla didattica, rimane fondamentale la trascrizione in Braille o con caratteri ingranditi. Per le trascrizioni ci si può rivolgere alle associazioni che forniscono questo servizio. La più importante è sicuramente la Biblioteca Italiana per Ciechi Regina Margherita di Monza. E' infine importante l'addestramento all'uso del registratore per i testi non trascritti in Braille o non stampati con caratteri ingranditi. I libri possono essere registrati da un adulto o ci si può appoggiare ad una nastroteca. Segnaliamo in merito il Centro Nazionale del Libro Parlato dell'Unione italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

sabato 17 gennaio 2015

BeMyEyes, gli iPhone diventano "occhi" per ciechi e ipovedenti

BeMyEyes, gli iPhone diventano "occhi" per ciechi e ipovedenti

Un’app gratuita in grado di aiutare persone non vedenti o con gravi problemi di vista. Possibile chiedere aiuto a volontari per leggere un’etichetta, conoscere la data di scadenza di un cibo e altro ancora sfruttando la videocamera dell’iPhone. BeMyEyes si scarica gratis dall’App Store.


L’iPhone potrebbe diventare un utilissimo strumento in grado di aiutare ciechi e ipovedenti. Immaginate una persona non vedente o con gravi problemi di vista che ha bisogno di sapere se un cibo in scatola è scaduto, oppure quali sono gli ingredienti o, ancora, cosa c’è scritto su una lettera appena ricevuta. Gli sviluppatori di BeMyEyes (gratis su App Store) mettono in contatto l’utente con un volontario stabilendo un collegamento video; l’utente ipovedente potrà sfruttare il telefono per avere i ragguagli di cui ha bisogno. Il sistema offre il vantaggio che l’utente non dovrà scegliere chi può aiutarlo e se l’aiuto dall’altra parte non è disponibile, cercherà automaticamente il prossimo disponibile. Nel corso di una presentazione al TEDxCopenhagen dello scorso anno, Hans Jørgen Wiberg (@hjwiberg) aveva spiegato in modo divertente le difficoltà con le quali quotidianamente gli ipovedenti si scontrano e perché soluzioni come Skype o Facetime non sono adatte allo scopo. Ovviamente chiunque può chiedere aiuto a un vicino, un conoscente o un parente ma se si abita da soli o non si vuole disturbare amici o persone vicine, è comodo e bello sapere che esistano catene di volontari disposti ad aiutare chi è in difficoltà. Affinché il software funzioni adeguatamente è però necessario che più e più persone installino l’app dedicata. Il servizio è stato inizialmente lanciato in Danimarca e ora è arrivato anche in altre nazioni (Italia compresa). L’app è gratuita ed è stata creata grazia al crowdfunding. I server di gestione hanno ad ogni modo un costo e gli sviluppatori dovranno trovare un meccanismo per garantire il loro funzionamento. Il codice sorgente di client e server è disponibile su GitHub, pronto per chi volesse eseguire il porting su Android o integrare miglioramenti. Questa mattina gli sviluppatori hanno annunciato che nella sola fase di lancio si erano già registrati più di 12.000 volontari, 1000 non vedenti e partite 1900 richieste di aiuto. [embedded content] [embedded content]

venerdì 12 dicembre 2014

un obbligo sociale e morale

ECCO COME TRASFORMARE UNA QUALSIASI CITTA' ITALIANA, IN UNA CITTA' CIVILE...
(Non siamo noi che siamo disabili, siete voi che vi credete normali)
SImona Caruso


"Edifici a misura di disabili" La campagna degli ingegneri

TRENTO. Entrare in una libreria, prelevare contanti da un bancomat, chiedere dei cioccolatini ai mercatini di Natale. Quante volte lo si fa senza pensarci troppo? Gesti abituali, di una quotidianità in cui non si fa caso a quanto sia elevata la pendenza da superare per comprare un libro, alla fruibilità limitata di uno sportello o alle casette decorate con i rami di abete troppo alte perché qualcuno ci possa notare. Sedere su una sedia a rotelle e spostarsi in città è complicato, e chi non la usa non lo sa. È per questo che l'Ordine degli ingegneri ha proposto, ieri, a una sessantina di giovani professionisti, di percorrere «Trento in carrozza», ovvero un chilometro su una sedia a rotelle per le vie del centro cittadino. Lungo un percorso normativamente corretto, ma che ha fatto capire ai partecipanti le difficoltà di spostarsi in carrozzina anche in una città come Trento, dove le leggi che impongono l'abbattimento delle barriere architettoniche vengono rispettate. Anche il presidente della Provincia Ugo Rossi, ieri mattina, ha intrapreso parte del percorso su una sedia a rotelle, insieme al vicesindaco del Comune di Trento Paolo Biasioli e ai presidenti degli Ordini Antonio Armani (ingegneri) e Alberto Winterle (architetti). «Si parla molto del recupero del patrimonio edilizio esistente da un punto di vista energetico e strutturale ha sottolineato Armani ma ritengo che un occhio di riguardo sia da porre anche alla tematica dell'adattabilità degli edifici per i disabili». La legge 13, del resto, a volte è vista semplicemente come un «obbligo burocratico», invece che «sociale e morale»: «Pensare alla fruibilità di una struttura dovrebbe essere il primo compito di un progettista» ha ricordato Winterle. La progettazione inclusiva è stata il tema centrale delle riflessioni e del workshop che architetti e ingegneri hanno portato avanti dopo il sopralluogo mattutino lungo via Santa Croce, via San Giovanni Bosco, il giardino Santa Chiara, il commissariato del governo: qui, ci spiegano, «al termine delle rampe di accesso alla struttura c'è un gradino: come è possibile entrare nell'edificio per un disabile?». Stare su una sedia a rotelle fa capire come anche le pendenze più semplici diventino faticose, come una strada con continui cambi di pavimentazione si trasformi in un ostacolo insormontabile, come il maltempo possa risultare un deterrente agli spostamenti. «Molti piccoli problemi si potrebbero già risolvere con poco ci dicono due giovani ingegneri Pensiamo a piccoli scalini e a raccordi di qualche centimetro ad esempio. Nel momento in cui si pensa a nuove strutture basterebbe davvero un piccolo sforzo progettuale in più per rendere le cose molto più semplici, o un'attenzione maggiore alla realizzazione dei lavori o alla manutenzione programmatica». La giornata di ieri, organizzata con la collaborazione della Fondazione Luigi Negrelli, Roulotte-Spazio che si muove- e Handycrea, è voluta essere una «prima potenziale mossa verso il fare proprio un modo diverso di pensare e progettare» come spiegano Roberta Re, ingegnera e Chiara Dallaserra, architetta. «Oltre alle difficoltà fisiche di superare rampe e fare lunghi percorsi, c'è anche un aspetto relazionale da tenere in considerazione ha spiegato Re durante il sopralluogo all'interno del teatro Auditorium Santa Chiara Avere in un teatro, come quello di Pergine ad esempio, dei posti sbarrierati accanto agli altri sedili è importante. Poter disporre di uno spazio in cui la relazione è supportata aiuta molto la vita del disabile».


di Erica Ferro

Ascolta o leggi: collana di libri per ipovedenti e dislessici

"Ascolta o leggi": collana di libri per ipovedenti e dislessici

Prendere in mano un libro e sfogliarlo è un passatempo piacevole, addirittura rilassante, ma ci sono molte persone che, a causa di problemi di vista o disturbi nell'apprendimento, fanno fatica a leggere. Basti pensare agli anziani o ai dislessici: per loro l'approccio alla parola scritta è una sfida impari. È proprio pensando a questi individui che la cooperativa Senza Barriere di Scurelle ha avviato il progetto editoriale «Ascolta o leggi». Con l'aiuto dell'Istituto Pavoniano Artigianelli per le arti grafiche è stata ideata una collana di libri con caratteristiche che agevolano la lettura, ognuno dotato del rispettivo audiolibro.

L'iniziativa, per la sua unicità in Italia, è stata finanziata anche dal ministero per i beni e le attività culturali. Gli studenti delle superiori nel 2009 hanno cominciato un percorso di ricerca per identificare gli ostacoli che impediscono a ipovedenti e dislessici di seguire con gli occhi il flusso della parola scritta. Gli escamotages che rendono i libri della collana estremamente facili da leggere partono già dalla copertina: pochi colori, fondo bianco, carattere bold e, per i ciechi, il titolo e l'autore serigrafati in Braille.

«Abbiamo applicato una tecnica innovativa che utilizza inchiostri di alto spessore: in questo modo i puntini sono leggibili ma non fastidiosi per i normodotati», spiega il vice direttore dell'istituto Marco Franceschini. La collana, però, non è stata pensata per chi è completamente sprovvisto della vista, anche se l'audiolibro è uno strumento utile per questa fascia di lettori. Il target principale è potenzialmente ancora più numeroso. «Dopo i 45 anni più della metà delle persone deve indossare gli occhiali per leggere; il 5% degli studenti è dislessico.

È a loro che questi libri possono servire», precisa Eraldo Musarello, responsabile della cooperativa. Saviano, Fabio Volo, Erri De Luca, Federico Moccia, Giorgio Faletti, Walter Veltroni e Susanna Tamaro sono alcuni degli autori che hanno ceduto gratuitamente i diritti delle loro opere perché venissero stampati «senza barriere».

All'interno le pagine dei volumi sono stampate in carattere «Verdana» 16 punti, contro il corpo 10 utilizzato mediamente dalla maggior parte delle case editrici; le lettere hanno aste marcate, la punteggiatura è staccata per essere più visibile e l'interlinea è ampia. Anche la carta è stata scelta per agevolare la lettura, avoriata e opaca, contro il riflesso. Inoltre si è voluto utilizzare solo le pagine di destra, per evitare sovrapposizioni nei casi di dislessia.


Ad oggi sono stati stampati 16mila libri «Ascolta o leggi», 800 copie per ogni titolo, ma in coda ci sono altri autori di livello disponibili a donare i loro testi per il nobile scopo. Il futuro dell'iniziativa dipende molto dalla risposta delle biblioteche. «Questa è un'occasione per ampliare la platea dei lettori, rimuovendo degli ostacoli oggettivi». Per il momento i volumi della collana si possono acquistare alla libreria «Àncora», nella casetta solidali di via Garibaldi e nel banchetto di via Dordi durante il mercato di Santa Lucia

giovedì 11 dicembre 2014

Visite turistiche con la guida per non udenti Bologna capofila

Visite turistiche con la guida per non udenti Bologna capofila 

BOLOGNA. «Bologna non è una città a misura di disabile perché essendo una città medievale morfologicamente non è adatta ad accogliere chiunque, purtroppo: ma ci si può lavorare, e per essere accessibile il nostro impegno deve essere massimo», ricorda l'assessore Matteo Lepore. Qualcosa si muove. Il Comune e l'associazione «Succede solo a Bologna» hanno lanciato un progetto di turismo accessibile. Per la prima volta in Italia verranno organizzate visite guidate ai principali monumenti e luoghi di interesse artistico, fruibili sia da udenti sia da persone sorde, grazie alla presenza contemporanea di una interprete Lis e una guida turistica autorizzata. Conoscenza della città e integrazione sociale in un momento unico, il risultato. Si comincia venerdì 21 dicembre con «#BoNatale», sulla tradizione natalizia della città, si prosegue l'11 gennaio con «I sette segreti» e si continua il 18 gennaio con «I luoghi sacri e dannati». Ci si prenota sul sito succedesoloabologna.it , dove verranno segnalate tutte le altre visite. «Da parte nostra ha ricordato Lepore abbiamo sottoscritto quest'anno un protocollo con l'Istituto Cavazza e l'Associazione Culturale Lis per inserire personale e servizi nel turismo e nell'Urp al fine di venire incontro a sordi e non vedenti». 

di Francesca Blesio

domenica 7 dicembre 2014

MACULOPATIE, AMBULATORIO TAGLIA CODE

PAVIA. Un graduale calo della vista, immagini distorte e ondulate, aree annebbiate che diventano macchie scure nel campo visivo: sono i primi segnali della degenerazione maculare legata all’età, che colpisce oltre 500 pavesi over 55 all’anno. Il San Matteo ora ha un percorso di diagnosi e cura dedicato alla diagnosi precoce delle maculopatie. «È il progetto Mito – spiega il direttore della struttura complessa di oculistica Paolo Emilio Bianchi – Il nostro reparto ha ricevuto in dono un Oct (un tomografo) di nuova generazione che permette di effettuare un esame approfondito della retina, non invasivo e di grande importanza per individuare le patologie retiniche e consentire un follow-up tempestivo dei pazienti. Se c’è un sospetto di maculopatia si può prenotare la tomografia per la diagnostica e poi andare direttamente alla terapia, con tempi d’attesa passati da diversi mesi a poche settimane». In due anni la diagnosi e la terapia delle maculopatie sono triplicate, passando da 450 a circa 1500. In Lombardia si registrano ogni anno 6.000 nuovi casi di degenerazione maculare neovascolare, la forma più insidiosa e di rapida progressione, oltre 500 nel solo Pavese. La degenerazione maculare legata all'età provoca un deterioramento progressivo della macula, la porzione centrale della retina responsabile della visione distinta, tanto che le persone colpite da questa patologia hanno difficoltà nel compiere anche le più semplici attività quotidiane, svolgere lavori domestici, guidare, usare il telefono, maneggiare il denaro, vedere il volto dei propri cari. «La degenerazione maculare non va sottovalutata né trascurata - aggiunge Giulio Vandelli, responsabile della struttura semplice di patologie vitreo-retiniche - . Fondamentale diagnosticarla tempestivamente e stabilizzare la visione prima che si verifichi un deficit visivo. Oggi ci sono trattamenti "salva vista" che possono evitare la cecità e risparmiare sofferenze al paziente, con una conseguente riduzione dei relativi costi sociali». Oltre 500 pazienti dal nord Italia sono attualmente in follow-up per il trattamento della degenerazione maculare alla struttura di patologie vitreo-retiniche che nel 2014 ha effettuato oltre 3000 visite di retina medica e chirurgica, oltre 4000 angiografie e esami Oct, oltre 1000 fotocoagulazioni laser, trattamenti con terapia fotodinamica (Pdt) e oltre 1000 iniezioni intravitreali per le quali il San Matteo è l’unico centro nella zona.


di Anna Ghezzi

giovedì 4 dicembre 2014

Horus, occhiali "hi-tech" per i non vedenti

Horus, occhiali "hi-tech" per i non vedenti

Il dispositivo consente ai disabili di avere un assistente personale elettronico che li supporti nelle azioni quotidiane. In campo giovani ricercatori dell'Università di Genova.

di Massimo Canorro

Sul portale del progetto, sostenibile attraverso una campagna di crowdfunding, si specifica che “Horus al momento è un prototipo e nel 2015 inizieremo delle fasi di test con i potenziali utenti”. Horus è un dispositivo che consente ai non vedenti e ipovedenti di avere un assistente personale elettronico che li supporti nella quotidianità. Frutto del lavoro di un giovane team multidisciplinare di ricercatori composto (collaboratori esclusi) da Saverio Murgia, Luca Nardelli e Benedetta Magri, “nasce dall’esperienza mia e di Luca nell’ambito della visione artificiale applicata ai sistemi robotici, congiuntamente alla volontà di utilizzare queste tecnologie per migliorare la qualità della vita di persone che non possono usare un senso importante come la vista”, spiega Murgia. Quindi chiarisce il suo intento: “Il maggior problema che vogliamo risolvere è la limitata indipendenza che spesso persone cieche e ipovedenti devono affrontare, e per raggiungere questo obiettivo vogliamo realizzare un dispositivo che non necessariamente sostituisce gli strumenti già in uso, ma si posiziona al di sopra offrendo assistenza su più fronti e risolvendo diverse criticità”. Forte di un’idea che è già stata premiata al Contest idea challenge organizzato in Olanda da Eit Ict Labs, un’iniziativa dell’istituto europeo dell’innovazione e della tecnologia appoggiata direttamente dall’Ue, Murgia descrive il funzionamento di Horus.

“Questo dispositivo viene indossato agganciando una parte agli occhiali, dove si trovano i sensori e il meccanismo di conduzione ossea per comunicare con l’utente, e ponendo in tasca l’unità di elaborazione e batteria. Durante l’utilizzo è possibile navigare un menu utilizzando dei pulsanti oppure utilizzando i comandi vocali. Horus, al pari di un assistente personale, può rispondere a questi comandi vocali guidando l’utente nel suo utilizzo”. Qualche esempio pratico? “Un esempio sono le indicazioni per il posizionamento di un libro durante la sua lettura. Oppure l’aiuto nel trovare attraversamenti pedonali, riconoscere volti e descrivere quelli di persone nuove, individuare oggetti. In qualsivoglia situazione il funzionamento è come sarebbe se si stesse parlando con una persona che assiste”, risponde Murgia.


Un progetto, quello che questi giovani universitari genovesi stanno portando avanti, non circoscritto però al territorio nazionale. “Sicuramente ci espanderemo all’estero, dove già abbiamo riscontrato molto interesse. Abbiamo deciso di iniziare dall’Italia poiché qui abbiamo un network più esteso e per noi si è rivelato più facile iniziare questa affascinante impresa”, conclude Murgia.

mercoledì 3 dicembre 2014

La giornata internazionale delle persone con disabilità a palazzo Chigi e al Quirinale

FISH a Palazzo Chigi e al Quirinale


“Oggi per la prima volta nella storia della Repubblica la Giornata internazionale delle persone con disabilità è stata celebrata alla presenza di tre Ministri e del Presidente del Consiglio. Vogliamo interpretare il segnale come un elemento positivo. Forse è davvero un punto di partenza per la reale applicazione del Programma di azione per la disabilità già approvato a fine 2013. Lavoro, salute, vita indipendente, valutazione della disabilità, istruzione attendono di essere declinati secondo i principi sanciti dalla Convenzione ONU nella direzione dei diritti umani e dell’inclusione.”
Questo il commento di Vincenzo Falabella a margine dell’incontro “La sfida per l’inclusione, Il futuro delle persone con disabilità” tenutosi presso Palazzo Chigi in occasione del 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali hanno promosso l’appuntamento. Presenti i due Ministri Beatrice Lorenzin (Salute) e Stefania Giannini (MIUR), mentre il Ministro Poletti era trattenuto al Senato per la discussione del Jobs Act. All’incontro è intervenuto per un saluto e un breve intervento il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Lorenzin ha richiamato gli stessi temi sulla disabilità presenti nel Programma di azione, in particolare attirando l’attenzione sulla necessità di una migliore integrazione degli interventi sociali e sanitari nell’applicazione del Patto della salute e alla revisione dei Livelli essenziali dell’assistenza, ma con un occhio di riguardo alla riabilitazione ed alla revisione del nomenclatore tariffario degli ausili, delle protesi e delle ortesi.
Giannini ha ribadito l’importanza del potenziamento dell’azione di sostegno, di una migliore formazione di tutto il personale didattico nei confronti delle persone con disabilità e degli alunni con bisogni educativi speciali.
Parallelamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto le delegazioni di FISH e FAND, ascoltando le brevi relazioni dei presidenti e confermando la sua particolare attenzione a questi temi, alla Convenzione ONU, al lavoro e all’occupazione. Un accento particolare è stato posto dal Presidente anche all’aspetto culturale e del linguaggio che deriva dal pregiudizio e genera a sua volta stigma.
Falabella nel breve intervento ha rammentato come “è necessario comprendere che quella per la disabilità non è una spesa, ma un investimento. Rendere le persone autonome, protagoniste della propria vita, sostenere e riconoscere ufficialmente il ruolo dei caregiver familiari trasforma le persone da ‘pesi’ a protagonisti e libera risorse: nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nelle nostre comunità.”

3 dicembre 2014

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
www.fishonlus.it
www.facebook.com/fishonlus
twitter.com/fishonlus
Peru

giovedì 13 novembre 2014

Si diffonde quel Soccorso Civile per eliminare le barriere

Si diffonde quel Soccorso Civile per eliminare le barriere
Si chiama infatti proprio “Soccorso Civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche”, il progetto presentato qualche tempo fa a Roma dall’Associazione Luca Coscioni – da tempo impegnata in questo àmbito – e la medesima iniziativa sarà ora al centro di un corso/seminario in programma per il 15 novembre ad Ancona

Due persone in carrozzina davanti a una barrieraPresentato nel settembre scorso a Roma, il progetto intitolato Soccorso Civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche è un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni – da tempo impegnata in questo ambito – che si avvale del finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
«Con esso – si disse al momento della presentazione – ci si propone di promuovere i diritti e le pari opportunità delle persone con disabilità e di prevenire ogni forma di discriminazione nei loro confronti, in particolare sul tema delle barriere architettoniche. L’idea progettuale include un’azione di aggiornamento formativo, al fine di rendere disponibili per le Associazioni che perseguono questi obiettivi tutti i possibili strumenti legali, normativi e di informazione».

Quello stesso progetto sarà ora al centro del corso/seminario a partecipazione gratuita, in programma per sabato 15 novembre ad Ancona (Hotel Europa, Via Sentino, 3, ore 10).
Vi interverranno, per l’Associazione Coscioni, il segretario Filomena Gallo, avvocato (Il diritto e non la concessione per i disabili), Gustavo Fraticelli, vicesegretario (Dall’esperienza personale al problema generale), Rocco Berardo, responsabile del Progetto Soccorso Civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Il soccorso civile), l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale (Come scrivere un ricorso, la Legge 67/2006), il professor Vittorio Ceradini (Come nasce un problema (solo) contemporaneo) e Renato Biondini, referente della Cellula di Ancona dell’Associazione (Le iniziative locali).

Parteciperanno anche Roberto Zazzetti, presidente della Consulta per la Disabilità della Regione Marche (Lo scivolo a 0); Gianluca Polverini del Centro H di Ancona (Barrierandia IV: le barriere sono solo reali o sono anche dentro di noi?); Adriano Cardogna, capogruppo dei Verdi al Consiglio Regionale delle Marche (Tutela sociale e barriere architettoniche nella Regione Marche); Francesco Rubini Filogna, consigliere comunale di SEL (Sinistra Ecologia Libertà) ad Ancona (I PEBA al Consiglio Comunale di Ancona); Lucia Giatti del Comitato Marchigiano Vita Indipendente (con l’intervento videoregistrato intitolato La tutela giudiziaria per i disabili: la mia esperienza); Stefania Terré, vicepresidente dell’UICI di Ancona (Unione Italiana dei Ciechi e degli Piovedenti) (L’abbattimento delle barriere sensoriali sul trasporto pubblico locale). (S.B.)

mercoledì 12 novembre 2014

"Dira' l'argilla. la Mano, la Terra, il Sacro"


"Dira' l'argilla. la Mano, la Terra, il Sacro"

LE SCULTURE DI PAOLO ANNIBALI NELLA SETTECENTESCA MOLE VANVITELLIANA DI ANCONA.

ANCONA. Dall’8 novembre scorso e sino al 15 febbraio 2015 la settecentesca Mole Vanvitelliana di Ancona ospita nelle sale del Museo Omero la mostra di Paolo Annibali "Dirà l’argilla; la mano, la terra, il sacro", con oltre 20 grandi sculture in terracotta realizzate negli ultimi tre anni, secondo un progetto unitario pensato per il Museo Omero.

Flaminio Gualdoni, curatore della mostra, così scrive in catalogo, "Come il plasticatore antico Annibali sceglie l’argilla, giungendo nel proprio gioco di suggestione archeologica a fingere le tracce del colorire antico, ancora una volta raccorciando la distanza rispetto al mito d’una bellezza assoluta e in odore di metafisica... La sceglie perché la terra è la materia disponibile a tutte le forme, ripostiglio di tutte le memorie".
Le grandi sculture in terracotta, collocate come a ricostruire un antico tempio, sono inconsuete, disperatamente attuali, prive di enfasi eppure fortemente attrattive e seducenti nel loro silenzio spaziale. Una sorta di "monumento al nulla" – così Annibali – senza miti e senza eroi; dove gesti e sguardi rivelano il vuoto del presente e la distanza impenetrabile delle figure femminili del frontone.
Oltre alle sculture, tutte inedite, anche 21 splendidi disegni a china e un’immensità di schizzi e bozzetti. L'allestimento degli architetti Massimo Di Matteo e Mauro Tarsetti, si articola in modo da fondere la fatica quotidiana del lavoro della scultura con la solennità delle opere finite. Entrare in questa sorta di laboratorio invaso da strumenti, appunti e disegni (intuizioni a volte realizzate) che percorrono tutta la sua carriera, è come entrare nell’intimo repertorio dell’artista. Seguono poi gruppo di "acròteri" – Cariatide, Hestia, La fine delle cose, Eroe sfinito, Maschere – e tutti i 21 disegni a china Autoritratto, Disperdersi, Il mare lontano, Eva. Per poi arrivare al tempio impossibile con le 12 metope: singole scene teatrali incastonate con la loro profondità in moduli di terracotta, racconti intimi, ricordi, epifanie, visioni da Album di famiglia a Bambina che sogna il mare. Di forte impatto le cinque figure femminili del frontone, cinque donne colte nei loro gesti quotidiani come truccarsi o specchiarsi. Il gruppo scultoreo, sospeso nella sua raggelante fissità su una tavola di acero, rappresenta il fulcro di questa acropoli contemporanea.
Una mostra ideata per il Museo Omero, che già ha già in collezione permanente quattro opere di Annibali, da vedere e da toccare, fruibile da parte di visitatori vedenti e non vedenti. La terracotta può esser toccata, esplorata con le mani, accarezzata ed è il materiale ideale per una mostra tattile. Oltre alle sculture, di particolare interesse anche la traduzione a rilievo dei magnifici disegni.
Il catalogo, edito da De Luca Editori d’Arte, con gli interventi dello stesso Gualdoni, di Erri De Luca, del presidente del Museo Omero, Aldo Grassini, e dell’artista, raccoglie le foto di tutte le opere realizzate da Domenico Campanelli.

La mostra è promossa dal Museo Tattile Statale Omero, con il Patrocinio della Regione Marche, in collaborazione con l’Associazione per il Museo Omero Tattile Statale Omero ONLUS. (aise)

A Bari rassegna e festival di cortometraggi sulla disabilità

A Bari rassegna e festival di cortometraggi sulla disabilità
Quella che si aprirà questa sera, 11 novembre, a Bari, con l’anteprima nazionale del film “Noi siamo Francesco”, sarà una ricca edizione di “CinEthica – energia DIVERSAMENTE rinnovABILE”, manifestazione promossa dall’Associazione CinEthic, che si comporrà sia della quarta Rassegna dedicata alla disabilità, sia del secondo Festival di cortometraggi interpretati da attori con disabilità o centrati sulla rappresentazione delle diverse forme di disabilità

Scena del film "Noi siamo Francesco"
Una scena del film “Noi siamo Francesco” di Guendalina Zampagni. centrato sul legame tra disabilità e sessualità e la cui anteprima nazionale aprirà a Bari la Rassegna “CinEthica – energia DIVERSAMENTE rinnovABILE”
Sarà un doppio, ricco appuntamento, quello della nuova edizione di CinEthica – energia DIVERSAMENTE rinnovABILE, manifestazione promossa al Cineporto di Bari (presso la Fiera del Levante, Lungomare Starita) dall’Associazione CinEthic, con il sostegno di Apulia Film Commission. Oltre infatti alla quarta Rassegna dedicata alla disabilità, è in programma anche il secondo Festival di Corti – dopo l’esordio nel 2011 – primo concorso in Puglia di cortometraggi interpretati da attori con disabilità o aventi come soggetto la rappresentazione delle diverse forme di disabilità. Un evento, quindi, che arricchisce ulteriormente il cammino intrapreso in questi anni da CinEthic, che sin dall’inizio ha puntato proprio sul cinema come potente strumento di informazione e riflessione.

Nel dettaglio del programma, la Rassegna si aprirà nella serata di oggi, martedì 11 novembre (ore 20.30), con l’anteprima nazionale di Noi siamo Francesco di Guendalina Zampagni, che sarà presente in sala insieme al produttore e co-sceneggiatore Aurelio Grimaldi.
Girato nel febbraio di quest’anno tra Bari e la Provincia, il film, interpretato tra gli altri da Elena Sofia Ricci, Paolo Sassanelli, Mariolina De Fano e Luigi Diberti, oltreché dagli esordienti Mauro Racanati e Gabriele Granito, ha vinto il Premio del Pubblico al Festival di Annecy Cinéma Italien 2014, affrontando il delicato legame tra disabilità e sessualità.
Si proseguirà poi nella serata di martedì 18 novembre, con L’ottavo giorno, il celebre film del 1996 di Jaco van Dormael, che racconta la storia dell’incontro tra Georges (Pascal Duquenne), giovane con sindrome di Down, e Harry (Daniel Auteuil), manager stressato e divorziato con due figlie. La proiezione sarà introdotta dall’attore, commediografo e regista Pietro De Silva.

Martedì 25 novembre, invece, sarà tutto centrato sul Festival, con undici cortometraggi in concorso e due fuori concorso, dedicati al tema della disabilità in tutti i suoi aspetti, da quello familiare a quello lavorativo, dalla prospettiva relazionale a quella della narrazione intima. A scegliere i vincitori sarà una giuria popolare composta da dieci membri e guidata da Angela Bianca Saponari, docente di Storia del Cinema all’Università di Bari.
La proiezione delle opere (ore 18.30) sarà seguita dalla premiazione in serata, e successivamente dalla performance musicale Parole al Buio, a cura dell’Associazione Lezzanzare, in collaborazione con Fabio Losito al violino. Chiuderà l’evento un ospite a sorpresa.
Questi i titoli e gli autori dei cortometraggi in concorso: #31# di Mariano Cipriani; Chi non dorme di Carmen Riccato; Come un vulcano di Federico La Rosa; Full of Life di Vincenzo Mineo; L’handicap più grande di Enzo Bossio; La visita di Marco Bolle; Ladro di dita di Pietro De Silva; Malatedda di Diego Monfredini; Perché è domani di Alessandro Colella; Scene di ordinaria magia di Vania Cauzillo; Superabili di Vincenzo Ardito. Fuori concorso, invece, saranno In pollo veritas di Linda Fratini e Volti di Antonio De Palo. (S.B.)


Nel sito dell’Associazione CinEthic sono disponibili tutti gli approfondimenti sulla manifestazione e sui vari film e cortometraggi di cui abbiamo parlato nella presente nota. Per ulteriori informazioni e approfondimenti: info@cinethic.it.

Android più accessibili per non vedenti e ipovedenti

Sistemi “Android” e disabilità visiva: cresce quel servizio

Si tratta di quel servizio avviato da Alessio Conti, vicepresidente dell’Associazione campana Guidiamoci e persona non vedente, per agevolare l’utilizzo di smartphone e tablet con sistemi operativi “Android”, da parte delle persone non vedenti e ipovedenti. In pochi mesi, infatti, è cresciuto sia il numero di applicazioni accessibili, sia soprattutto quello delle visualizzazioni per singola applicazione
Persona non vedente alle prese con uno smartphone
Persona non vedente alle prese con uno smartphone
Cresce sia in termini di numero di applicazioni (app) accessibili, sia soprattutto di visualizzazioni per singola applicazione, il servizio avviato qualche mese fa (se ne legga anche nel nostro giornale), curato daAlessio Conti, vicepresidente dell’Associazione Guidiamocidi Cava de’ Tirreni (Salerno) e persona non vedente dalla nascita.
Scopo dell’iniziativa, lo ricordiamo, è stato quello di agevolare l’utilizzo di smartphone etablet con sistemi operativi Android, da parte delle persone non vedenti e ipovedenti.
«Siamo molto soddisfatti – sottolinea Conti – dei risultati raggiunti, che dimostrano gli indiscutibili passi avanti operati in fatto di accessibilità della piattaforma Android. Passi avanti che, naturalmente, vanno attentamente e costantemente monitorati, soprattutto perché il sistema è in continuo e costante fermento, visto che ormai siamo alla versione 5 di Android». (S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: alessio.conti@winguido.it.