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giovedì 25 settembre 2014

PRESS IN - INFORMAZIONE ONLINE SULLA DISABILITA'

Quanti di voi conoscono questo sito? Ieri me lo ha presentato il mio grande amico Angelo Costantino Sartoris. E' un sito in cui ci si registra, se evidenzi le tematiche che ti interessano ti arriveranno gli articoli che press in prende dai diversi giornali, riviste ecc ecc, direttamente sulla tua mail. Semplice ma molto interessante!
clicca QUI per andare al sito


lunedì 14 luglio 2014

SORDOCECITA' E LEGGE DI RICONOSCIMENTO

VI RIPORTO QUI LA LETTERA CHE L'AMICO ANGELO COSTANTINO SARTORIS DI TORINO, HA INVIATO AI 4 PRESIDENTI, RIGUARDA LA SORDOCECITA' ED E' MOLTO IMPORTANTE QUANTO SEMPLICE E LINEARE E SPERO TANTO CHE SI POSSA OTTENERE UNA GIUSTA LEGGE IN MERITO ALLA SORDOCECITA'


Al sig. Presidente della
Repubblica Italiana
On. Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 Torino

e

Al sig. Presidente del Senato
Della Repubblica Italiana
On. Pietro Grasso
Palazzo Madama
Piazza Madama
00186 Roma

e

Alla sig.ra, Presidente della
Camera dei deputati
Della Repubblica Italiana
On. Laura Boldrini
Palazzo Montecitorio
Piazza Montecitorio
00186 Roma

e

Al sig. Presidente del
Consiglio dei Ministri
Dott. Matteo Renzi
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma


Oggetto: Sordocecità.  Legge 24 giugno 2010 n° 107 e risoluzione Europea del 12 aprile 2004 “DICHIARAZIONE SCRITTA SUI DIRITTI DELLE PERSONE SORDOCIECHE”.

Il parlamento Italiano, a seguito della dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordocieche, ha approvato la legge 107, il 23 luglio 2010.
La dichiarazione del parlamento Europeo, invita gli stati membri a riconoscere la sordocecità come disabilità distinta (punto A), affermando che le persone sordocieche necessitano di un sostegno specifico (punto D),
Questa dichiarazione spiega anche chi sono le persone sordocieche (al punto C) tenendo in considerazione che talune di queste persone sono completamente sorde e cieche, ma che la maggior parte di esse mantiene un uso parziale di uno o di entrambi i sensi.

La sordocecità, non è la somma di due disabilità, è una pluriminorazione a sé. Il limite nella capacità di comunicare e di orientarsi non è la somma di due limiti.
In sintesi: Chi non sente, ma vede in modo sufficiente, può comunicare con la lettura labiale o con il linguaggio internazionale dei segni tramite comunicatori qualificati. Può leggere e scrivere normalmente verso tutti e può, con i dovuti accorgimenti, guidare l’automobile. Riesce quindi in parte a superare il limite a comunicare e rendersi autonomo nella mobilità. Rimane comunque un limite sensoriale importante e grave.
Chi non vede ma sente, comunica normalmente, ascolta e interagisce come i normovedenti, usa gli strumenti tecnologici come il telefono e il computer, anche qui con i dovuti accorgimenti. Usa la segnografia Braille, che però conoscono solo gli addetti ai lavori Il più grosso problema è l’autonomia nelle cose di tutti i giorni e nella mobilità in autonomia (riesce a rendersi autonomo solo in luoghi famigliari o conosciuti). Può, in caso di necessità, chiamare un taxi e farsi condurre.
Per chi ha la pluriminorazione dei due sensi viata-udito, anche nel caso di un minimo residuo in entrambi i sensi (ad esempio un cieco parziale e un grado di sordità medio-grave), la comunicazione, nella maggior parte delle occasioni è impedita e l’isolamento sensoriale, a seconda dei limiti può essere assoluto. Chi è sordo cieco è persona che il più delle volte non può essere lasciato solo e le persone che ha vicino devono essere in grado di comunicare con lui. Muoversi in autonomia, nei casi meno gravi, comporta comunque una condizione di grande pericolo per sé e per gli altri.

La legge 107/10, purtroppo si riconduce a leggi esistenti, come le leggi 381/70 e 138/01 per la disabilità visiva e le leggi 380/70 e 95/06 per la disabilità uditiva.

La normativa nel nostro ordinamento giuridico, riguardo la disabilità uditiva, riconosce sorde solo le persone che nascono sorde o lo diventano durante l’età evolutiva. Chi oltre questa età perde completamente l’udito non è riconosciuto sordo, ma è considerato genericamente “disabile”.
Se questo è comprensibile per quanto riguarda la pura sordità (anche se non condivisibile), applicare questa norma alle persone sordocieche è iniquo, perché sordociechi si può diventarlo a qualunque età, per svariati motivi e le necessità di queste persone e dei loro famigliari sono davvero necessità importanti.

Chiediamo, alle istituzioni che Voi rappresentate di valutare, agendo di conseguenza e nell’ambito delle Vostre competenze, la necessità di modificare in modo adeguato la legge 24 giugno 2010 n°107, al fine di permettere anche a queste persone di essere cittadini, Italiani ed Europei così come stabilito dalla nostra Costituzione e dal comma 2 del punto D della dichiarazione scritta sui diritti delle persone sordo cieche. Vi chiediamo la cortesia di informarci della Vostra considerazione ed eventuali scelte in merito alla nostra richiesta.
In attesa di un Vostro riscontro, nell’augurarVi di riuscire ad operare sempre per il bene del nostro Paese, Vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.




mercoledì 4 giugno 2014

SMENTITA LA BUFALA DEI "FALSI INVALIDI"



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Smentita la bufala dei “falsi invalidi”
4 giugno 2014
Sede INPSNegli ultimi anni giornali e TV sono stati permeati da “notizie” ad effetto sul fenomeno e sulla consistenza numerica dei cosiddetti “falsi invalidi”, sapientemente alimentate da “dati” ufficiali, da episodi eclatanti (cieco che guida, zoppo che balla, sordo che suona) e da una certa dose di malafede.
“Un invalido su quattro è falso”, “Il 23% degli invalidi è falso”, titoli sparati dopo le dichiarazioni del Presidente INPS Mastrapasqua e supinamente riprese da molti articolisti oltre che da molti parlamentari (tanto da finire agli Atti di Camera e Senato), contribuendo allo stigma e al pregiudizio dei confronti delle persone con disabilità.
Dal 2009 al 2013 si è svolta una imponente campagna di controlli che ha interessato oltre 850.000 persone titolari di pensione o indennità di accompagnamento, sono stati quindi controllati circa un terzo degli interessati.
Era il momento di sapere effettivamente, al di là delle dichiarazioni ufficiose ed artefatte, come sono andati effettivamente questi controlli – invocati come ineludibili – e quale beneficio ne abbiano in effetti tratto l’Erario e i Cittadini. L’ha chiesto con un’interrogazione a risposta scritta Donata Lenzi, capogruppo PD alla Commissione Affari Sociali della Camera. Ha risposto (seduta di Commissione del 29 maggio) il sottosegretario del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Franca Biondelli, (con delega alla famiglia, inclusione e politiche sociali, immigrazione e politiche di integrazione), riportando, pedissequamente, i dati forniti dall’INPS su taluni aspetti, volutamente, lacunosi.
Precisa la risposta che sono state effettuate dall’INPS 854.192 verifiche straordinarie. Sono state revocate, per mancata conferma dei requisiti sanitari o assenza a visita medico legale, 67.225 provvidenze. Il che corrisponde al 7,9 per cento delle verifiche. Non il 23, quindi! Né un invalido ogni quattro.
Ma quello stesso dato relativo alle revoche è gonfiato ad arte. Ecco perché. Vedendo diminuire l’efficacia dei suoi controlli, nel 2011 (Messaggio 16 marzo 2011, n. 6763) l’INPS stabilisce di includere nel Piano straordinario di verifica tutte le persone per le quali è già stata prevista una revisione della loro invalidità. Ad esempio, a molti malati oncologici viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento per il periodo in cui seguono cicli di chemioterapia o nella fase di maggiore acuzie, riservando la possibilità di rivedere successivamente l’invalidità e di revocare, per via ordinaria, l’indennità di accompagnamento. Insomma, non sono “falsi invalidi” e ricevono normalmente un sussidio nella fase di maggiore necessità.
La scelta dell’INPS del 2011 offre all’Istituto un bacino di potenziali persone da controllare i cui contorni sono bene definiti e su cui sono più probabili le revoche delle provvidenze economiche che comunque avverrebbero, ma che in questo modo sarebbero attribuibili all’azione dell’INPS e non alla normale routinaria attività delle ASL.
Il disegno è smascherato dalla risposta all’interrogazione: le revoche di provvidenze ai malati oncologici passano dal 3% del 2009 al 33% del 2012!
Quel 7,9 per cento di revoche è pertanto al lordo di quanto sarebbe comunque avvenuto per via ordinaria.
Quanto stima di aver ricavato l’INPS da questa gigantesca operazione di controllo?
Lo dice la risposta all’interrogazione: 352,7 milioni di euro. Lordi, molto lordi.
Infatti, per affrontare questa straordinaria mole di lavoro l’INPS è dovuto ricorrere anche a medici esterni: la spesa dichiarata dal 2009 al 2012 è di 101,2 milioni di euro.
Il risparmio è quindi di 251,4 milioni. Ancora lordi, ma che rappresentano un risparmio dell’1,51 per cento della spesa annua per le provvidenze agli invalidi civili (16,6 miliardi secondo il bilancio sociale INPS, un miliardo e mezzo in meno secondo la Corte dei Conti).
Da questo “bottino”, vanno poi detratte le spese per il personale interno (che INPS non dichiara): altri medici, dirigenti, softwaristi, impiegati amministrativi, spese di struttura, spese di spedizione di 850.000 comunicazione. Stima prudenziale: altri 70 milioni.
Il risparmio scende a 181,4 milioni.
Non è finita. Come correttamente ricorda la risposta in Commissione, il risparmio va inteso al lordo del contenzioso. Tradotto: chi si vede revocare la pensione o l’indennità fa ricorso. Nel 45% dei casi l’INPS soccombe in giudizio ed è obbligato a restituire, con gli interessi, il “maltolto” pagandoci pure le spese legali.
Molto prudenzialmente è da ritenere che l’INPS (che oltretutto si serve in larga misura di legali esterni, come “lagnato” dalla Corte dei Conti) perda in questa operazione almeno altri 70 milioni.
Il risparmio scende a 111,4 milioni. Questa cifra ridicola rappresenta lo 0,67 per cento della spesa annuale per pensioni e indennità.
Per completezza, l’intera spesa 2012 per pensioni e indennità è pari all’1,1 per cento del PIL, una delle percentuali più basse d’Europa (sono dietro di noi solo Malta, Cipro e la Grecia).
A fronte di questi numeri fallimentari, ci sono i disagi patiti dalle persone invalide, spesso convocate a visita nonostante condizioni di salute gravissime, nonché la conseguente dilatazione dei tempi medi necessari per il riconoscimento delle prestazioni. La Corte dei Conti segnala nel suo più recente controllo ispettivo che gli invalidi attendono mediamente 299 giorni dalla data della domanda, i ciechi 338. Peggio ancora va ai sordi: 399 giorni.
“Ci auguriamo che gli organi di informazione ci aiutino a smantellare quello che appare in tutta evidenza un odioso pregiudizio, alimentato per anni. È quasi superfluo invocare il diritto di rettifica. – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Al Parlamento invece caldeggiamo una riflessione profonda: la Legge di stabilità per il 2013 (Legge 228/2012) ha previsto ulteriori 450.000 controlli da effettuarsi entro il 2015. Si fermi questo sperpero e si approfitti per ripensare in modo efficace ed i