La storia di Massimo Vettoretti, costretto da 4 anni a recarsi al lavoro, presso la motorizzazione di Treviso, senza poter lavorare per mancanza di strumenti adatti, un computer con la sintesi vocale, una tastiera braille e un centralino funzionante.
CHIEDO CHE MI VENGA RESTITUITA LA DIGNITA' DI PERSONA!
FORZA MASSIMO!!!
https://www.youtube.com/watch?v=aO9O2PvE6XY&feature=youtube_gdata_player
Attraverso le mie mani posso vedere là dove i tuoi occhi non potrebbero mai arrivare......
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sabato 14 giugno 2014
mercoledì 11 giugno 2014
un articolo di Superando.it sulla lettera da me inviatagli
Superando.it del 10-06-2014
Disabilita' visiva tra buona e cattiva informazione
È proprio il caso di dire che parlando di disabilità visiva,
solo la buona informazione può scacciare quella cattiva e impedire che certe
trasmissioni televisive, quasi possedute dal “demone del falso cieco”, creino
parecchi danni a tante persone. «Ad esempio – scrive tra l’altro Simona Caruso,
che è tra i promotori in Facebook di uno spazio per “diffondere buona informazione”
– molti ignorano che vi possono essere diversi modi di vedere e non vedere».
«Ho deciso di impegnarmi per diffondere la giusta
informazione e sensibilizzare i normovedenti, e perché no, anche i conduttori
televisivi, sul tema della disabilità sensoriale visiva, e sulla validità della
Legge 138 dell’aprile 2001 che di fatto ci tutela».
Così scrive Simona Caruso, persona affetta da retinite
pigmentosa, alludendo senza mezzi termini a trasmissioni televisive come
Domenica In… L’Arena di Raiuno, dove recentemente – e anche meno recentemente –
il conduttore Massimo Giletti non si è certo distinto per buona capacità
informativa su tali questioni.
La nostra Lettrice, dunque, ha deciso di dar vita a una
pagina Facebook, assieme a numerose altre persone cieche e ipovedenti, mirata
innanzitutto a riaffermare la validità e l’esigenza di applicare la citata
Legge 138/01 (Classificazione e quantificazione delle minorazioni visive e
norme in materia di accertamenti oculistici), tramite la quale, lo ricordiamo,
venne finalmente incluso il “campo visivo” fra i parametri di valutazione che
le Commissioni Mediche INPS avrebbero dovuto utilizzare.
«La Legge 138 dell’aprile 2001 – si legge tra l’altro in
quella pagina Facebook – è nata per creare una classificazione di ciò che si
definisce a livello legale ipovedente e cieco. È costituita da 7 articoli ed è
una Legge di Stato a tutti gli effetti. Purtroppo, però, ancora oggi molte
persone affette da gravi patologie genetiche e incurabili sono costrette ad
attendere degli anni, a fare ricorso o a ricorrere addirittura alla denuncia da
parte di enti televisivi per poter avere accertata l’invalidità nonostante
l’esistenza di questa Legge. Specialmente molte persone che sono ritenute
cieche totali in base alla percentuale del campo visivo indipendente dal visus.
Questa Legge di Stato dev’essere applicata sempre e in ogni commissione, e
nessuno ha diritto di metterla in dubbio e di diffondere notizie erronee, come
è accaduto nel caso della trasmissione televisiva condotta da Massimo Giletti
sui falsi invalidi. Chiediamo che questa Legge sia affissa su tutte le
commissione mediche che si occupano di accertare l’invalidità e in tutti gli
ambulatori oculistici!».
«I normovedenti – ci dichiara poi direttamente Simona Caruso
– ignorano il fatto che vi possono essere diversi modi di vedere e non vedere.
Ignorano che una persona, pur essendo cieca totale, perché ha un campo visivo
molto ristretto, può essere in grado di leggere un testo scritto. Ovviamente
non potrà avere il senso di insieme di tutta la pagina e leggerà una parola per
volta, ma riuscirà lo stesso a leggerla. I normovedenti e le trasmissioni
popolari che vanno in onda in TV vogliono far credere che una persona non
vedente in grado di leggere sia un “falso cieco”. La realtà, invece, è più
complessa e molto più delicata».
«Una persona affetta da retinite pigmentosa come me –
prosegue -, ha imparato nel corso dell’evoluzione della malattia ad adoperare
tutti gli altri sensi, ad acuire l’udito il tatto e l’olfatto e pur con un campo
visivo molto ristretto, può riuscire benissimo a percorrere dei tragitti di
strada che percorre da sempre e che ha imparato a conoscere bene. La posizione
dei gradini, i pali, le porte… La disabilità sensoriale visiva comporta invece
molte problematiche nelle modalità di rapportarci alle persone, comporta ansia
e stress anche nell’accettazione della malattia da parte di persone più
fragili. La degenerazione lenta e progressiva ci fa spesso rischiare grosso,
specialmente quando ci troviamo per strada con la voglia e la caparbietà di chi
non vuole arrendersi a perdere quel poco di autonomia e indipendenza! Cerchiamo
– e parlo al plurale perché sono tante le persone che collaborano alla
realizzazione di “vera informazione” – di diffondere video, link e documenti
utili che troviamo su internet. Ci sono molti video interessanti su YouTube
realizzati da persone davvero in gamba, in ogni parte del mondo, che spiegano
con molta semplicità, ma in modo valido, i diversi modi di vedere e percepire
il mondo. Cerchiamo inoltre di dare maggiori informazioni e chiarimenti sulla
Legge 138 e sulle diverse classificazioni che vanno dall’ipovedente lieve al
cieco assoluto».
lunedì 9 giugno 2014
Massimiliano Salfi e la sua "missione di vita"
Mi chiamo Massimiliano Salfi ed ho 46 anni. Circa un anno e
mezzo fa alla mia bimba di allora 8 anni è stata diagnosticata la retinite
pigmentosa, in una tra le varianti peggiori (la cosiddetta “sale e pepe”). Tra
le tante cose, mi occupo da sempre di tecnologia (soprattutto nei settori
hardware e software).
Al fine di cercare di dare un senso a quello che mi stava
capitando, ho avviato un progetto al quale ho dato nome vEyes (virtuale Eyes),
attraverso il quale, assegnando tesi di laurea o progetti a miei studenti
(insegno materie informatiche presso vari dipartimenti dell’ateneo catanese) ho
iniziato a studiare soluzioni tecnologicheche ruotino soprattutto intorno al
mobile (smarthone e tablet e microcontrolloriArduino) e che possano rendere
agevole il quotidiano di disabili visivi (ipo e non vedenti).
rilevatore distanzeA gennaio di quest’anno, purtroppo, anche
alla mia bimba di 4 anni sono iniziati a manifestarsi i sintomi della stessa
malattia (la diagnosi certa non è possibile ancora farla, per via dell’età, ma
gli esami diagnostici svolti fino ad ora non lasciano presagire nulla di
buono). Per tale ragione, vEyes è
diventata una vera e propria “missione di vita”. Ho esteso il settore di
interesse anche verso la ricerca in campo medico e bioinformatico, naturalmente
focalizzata su malattia di tipo genetico invalidanti per la vista. Inoltre ho
deciso di dare un ulteriore risvolto sociale al progetto, pianificando la
fondazione di una ONLUS che, oltre ad occuparsi di ricerca tecnologica nel
settore della disabilità visiva, porti avanti attività sociali quali, giusto
per citarne alcune: supporto psicologico gratuito a famiglie bisognose che
scoprono di avere un bimbo/a affetto da una malattia invalidante della
vista,consulenza gratuita medico-oculistica che aiuti i genitori di bimbi
affetti da tali malattie a comprendere quali siano i percorsi medici da
seguire, quali i centri migliori per la data malattia, etc. (tutte cose che
abbiamo dovuto vivere sulla nostra pelle, io e mia moglie, entrando in gran
confusione per i mille consigli tra di loro contrastanti ricevuti).
Inoltre, tra le attività avviate (e da intensificare) c’è
una serie di incontri tra gli studenti delle scuole medie e superiori per
sensibilizzare gli adulti di domani, visto che quelli di oggi sono davvero
parecchio impreparati (e mi permetto di aggiungere insensibili) sul tema. Il
progetto, attualmente, va avanti esclusivamente a titolo volontario. Non è un
progetto strutturato (del resto le università non hanno più soldi da dedicare
alla ricerca, per cui sarebbe perfettamente inutile tentare) inoltre non è mia
intenzione chiedere finanziamenti alle aziende, in quanto ne scaturirebbe il
naturale desiderio di ricavarne business, andando contro lo spirito del
progetto che intende migliorare le soluzioni esistenti, rendendole disponibili
gratuitamente, realizzare soluzioni nuove, il tutto accessibile senza alcun
vincolo ad aziende, a particolari (e costose) piattaforme hardware, etc.
Da poco ho messo online parte del lavoro svolto (ed in corso
di realizzazione) sul tema nel portale www.veyes.it (al quale è anche associata
la pagina Facebook). Non c’è ancora tutto, ma stiamo via via aggiornando e
completando i contenuti per dare un quadro quanto più possibile completo.
Catania, 21 maggio 2014
Massimiliano Salfi
Docente di informatica musicale presso il Dipartimento di
Matematica ed Informatica e di materie informatiche presso i Dipartimenti di
Scienze Biomediche, Scienze Mediche e Pediatriche e Medicina e Chirurgia
dell’Università degli studi di Catania, musicista, autore e compositore, ha
fondato il progetto vEyes (virtual Eyes) il 20 giugno del 2012.
http://www.chefuturo.it/2014/05/salfi-con-uno-smartphone-e-arduino-hackero-la-malattia-delle-mie-bimbe/
venerdì 6 giugno 2014
hands project
mercoledì 4 giugno 2014
SMENTITA LA BUFALA DEI "FALSI INVALIDI"
Home > Politiche > Smentita la bufala dei “falsi
invalidi”
Smentita la bufala dei “falsi invalidi”
4 giugno 2014
Sede INPSNegli ultimi anni giornali e TV sono stati
permeati da “notizie” ad effetto sul fenomeno e sulla consistenza numerica dei
cosiddetti “falsi invalidi”, sapientemente alimentate da “dati” ufficiali, da
episodi eclatanti (cieco che guida, zoppo che balla, sordo che suona) e da una
certa dose di malafede.
“Un invalido su quattro è falso”, “Il 23% degli invalidi
è falso”, titoli sparati dopo le dichiarazioni del Presidente INPS Mastrapasqua
e supinamente riprese da molti articolisti oltre che da molti parlamentari
(tanto da finire agli Atti di Camera e Senato), contribuendo allo stigma e al
pregiudizio dei confronti delle persone con disabilità.
Dal 2009 al 2013 si è svolta una imponente campagna di
controlli che ha interessato oltre 850.000 persone titolari di pensione o
indennità di accompagnamento, sono stati quindi controllati circa un terzo
degli interessati.
Era il momento di sapere effettivamente, al di là delle
dichiarazioni ufficiose ed artefatte, come sono andati effettivamente questi
controlli – invocati come ineludibili – e quale beneficio ne abbiano in effetti
tratto l’Erario e i Cittadini. L’ha chiesto con un’interrogazione a risposta
scritta Donata Lenzi, capogruppo PD alla Commissione Affari Sociali della
Camera. Ha risposto (seduta di Commissione del 29 maggio) il sottosegretario
del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Franca Biondelli, (con
delega alla famiglia, inclusione e politiche sociali, immigrazione e politiche
di integrazione), riportando, pedissequamente, i dati forniti dall’INPS su
taluni aspetti, volutamente, lacunosi.
Precisa la risposta che sono state effettuate dall’INPS
854.192 verifiche straordinarie. Sono state revocate, per mancata conferma dei
requisiti sanitari o assenza a visita medico legale, 67.225 provvidenze. Il che
corrisponde al 7,9 per cento delle verifiche. Non il 23, quindi! Né un invalido
ogni quattro.
Ma quello stesso dato relativo alle revoche è gonfiato ad
arte. Ecco perché. Vedendo diminuire l’efficacia dei suoi controlli, nel 2011
(Messaggio 16 marzo 2011, n. 6763) l’INPS stabilisce di includere nel Piano
straordinario di verifica tutte le persone per le quali è già stata prevista
una revisione della loro invalidità. Ad esempio, a molti malati oncologici
viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento per il periodo in cui seguono
cicli di chemioterapia o nella fase di maggiore acuzie, riservando la
possibilità di rivedere successivamente l’invalidità e di revocare, per via
ordinaria, l’indennità di accompagnamento. Insomma, non sono “falsi invalidi” e
ricevono normalmente un sussidio nella fase di maggiore necessità.
La scelta dell’INPS del 2011 offre all’Istituto un bacino
di potenziali persone da controllare i cui contorni sono bene definiti e su cui
sono più probabili le revoche delle provvidenze economiche che comunque
avverrebbero, ma che in questo modo sarebbero attribuibili all’azione dell’INPS
e non alla normale routinaria attività delle ASL.
Il disegno è smascherato dalla risposta
all’interrogazione: le revoche di provvidenze ai malati oncologici passano dal
3% del 2009 al 33% del 2012!
Quel 7,9 per cento di revoche è pertanto al lordo di
quanto sarebbe comunque avvenuto per via ordinaria.
Quanto stima di aver ricavato l’INPS da questa gigantesca
operazione di controllo?
Lo dice la risposta all’interrogazione: 352,7 milioni di
euro. Lordi, molto lordi.
Infatti, per affrontare questa straordinaria mole di
lavoro l’INPS è dovuto ricorrere anche a medici esterni: la spesa dichiarata
dal 2009 al 2012 è di 101,2 milioni di euro.
Il risparmio è quindi di 251,4 milioni. Ancora lordi, ma
che rappresentano un risparmio dell’1,51 per cento della spesa annua per le
provvidenze agli invalidi civili (16,6 miliardi secondo il bilancio sociale
INPS, un miliardo e mezzo in meno secondo la Corte dei Conti).
Da questo “bottino”, vanno poi detratte le spese per il
personale interno (che INPS non dichiara): altri medici, dirigenti,
softwaristi, impiegati amministrativi, spese di struttura, spese di spedizione
di 850.000 comunicazione. Stima prudenziale: altri 70 milioni.
Il risparmio scende a 181,4 milioni.
Non è finita. Come correttamente ricorda la risposta in
Commissione, il risparmio va inteso al lordo del contenzioso. Tradotto: chi si
vede revocare la pensione o l’indennità fa ricorso. Nel 45% dei casi l’INPS
soccombe in giudizio ed è obbligato a restituire, con gli interessi, il
“maltolto” pagandoci pure le spese legali.
Molto prudenzialmente è da ritenere che l’INPS (che
oltretutto si serve in larga misura di legali esterni, come “lagnato” dalla
Corte dei Conti) perda in questa operazione almeno altri 70 milioni.
Il risparmio scende a 111,4 milioni. Questa cifra
ridicola rappresenta lo 0,67 per cento della spesa annuale per pensioni e
indennità.
Per completezza, l’intera spesa 2012 per pensioni e
indennità è pari all’1,1 per cento del PIL, una delle percentuali più basse
d’Europa (sono dietro di noi solo Malta, Cipro e la Grecia).
A fronte di questi numeri fallimentari, ci sono i disagi
patiti dalle persone invalide, spesso convocate a visita nonostante condizioni
di salute gravissime, nonché la conseguente dilatazione dei tempi medi
necessari per il riconoscimento delle prestazioni. La Corte dei Conti segnala
nel suo più recente controllo ispettivo che gli invalidi attendono mediamente
299 giorni dalla data della domanda, i ciechi 338. Peggio ancora va ai sordi:
399 giorni.
“Ci auguriamo che gli
organi di informazione ci aiutino a smantellare quello che appare in tutta
evidenza un odioso pregiudizio, alimentato per anni. È quasi superfluo invocare
il diritto di rettifica. – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della
Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – Al Parlamento invece
caldeggiamo una riflessione profonda: la Legge di stabilità per il 2013 (Legge
228/2012) ha previsto ulteriori 450.000 controlli da effettuarsi entro il 2015.
Si fermi questo sperpero e si approfitti per ripensare in modo efficace ed i
lunedì 2 giugno 2014
SORDOCECITA'
Oggetto: SORDOCECITÀ:
Risoluzione Europea del 2004.
Legge 107/10, una falsa partenza.
Le regioni, una possibile opportunità.
La
comunità Europea il 12 aprile del 2004 ha deliberato una risoluzione che
riconosce la sordocecità definendo questa minorazione sensoriale “quale
disabilità specifica”, invitando gli stati membri a recepirla.
Questa risoluzione evidenzia come la
percezione ambientale, la comunicazione, le difficoltà relazionali siano ben
diverse e più limitanti di quelle difficoltà che sono proprie delle persone
puramente cieche o solamente sorde, così come diversi sono gli strumenti idonei
al superamento di questi specifici limiti percettivi, che non sono, beninteso
la somma dei limiti dati dalle due minorazioni, ma è una disabilità a sé, diversa
e specifica.
Questa risoluzione considera che talune
di queste persone sono completamente sorde e cieche, ma che la maggior parte di
esse mantiene un uso parziale di uno o di entrambi i sensi.
Il parlamento italiano,
con la legge 24 giugno 2010 n° 107 all’articolo
1 stabilisce che “La
presente legge e' finalizzata al riconoscimento della sordocecita' come disabilità specifica unica,
sulla base degli indirizzi contenuti nella dichiarazione scritta sui diritti
delle persone sordocieche dal Parlamento europeo, del 12 aprile 2004” e si ricollega a quanto
già stabilito dalla normativa vigente in merito alla cecità ed alla sordità
(art.2 comma 1).
Di fatto, questa
legge NON recepisce affatto la risoluzione Europea, in quanto la
normativa vigente in Italia (comma 2,
art.1 legge 381 del 26 maggio 1970 e comma 2 art 2 legge 95 del 20 febbraio
2006), stabilisce che “si considera sordo il minorato sensoriale
dell’udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l’età evolutiva che
gli abbia compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché
la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da cause di
guerra, di lavoro o di servizio”.
Quindi chi perde
l’udito dopo l’età evolutiva (oltre i dodici anni), ha imparato a parlare e
sebbene non senta, è considerato invalido, ma non è riconosciuto sordo, anche
se non sente nulla. Di conseguenza non sono riconosciute sordocieche le persone
che pur presentando una importante minorazione visiva, diventano sorde nell’età
adulta, tantomeno coloro che sono nate con un minimo residuo uditivo o che lo
mantengono.
Evidenziando, fra
queste persone, coloro che hanno mantenuto in minima parte la funzione
sensoriale uditiva, e sia cieco o cieco parziale oppure ipovedente grave (legge 138/2001), ci troviamo a dover
fare i conti con il fatto che queste persone non sono in grado di supportarsi
con la lettura labiale, né, nel caso che alcuni di loro, affetti da patologie
progressive pur conoscendo la LIS
(lingua internazionale dei segni), non riescono più a vedere i movimenti
dell’interlocutore. Ebbene, per queste persone inizia il calvario
dell’isolamento nella comunicazione e quindi l’esclusione sociale, perché in
Italia NON sono considerati sordo
ciechi e vien da sé, quindi, che per la grave mancanza legislativa, nei
confronti di queste persone NON
sono attivate quelle “tutele” che in realtà il corretto riconoscimento della
specificità di questa doppia minorazione dovrebbe attivare, oltre alla
formazione di personale che abbia una competenza qualificata, anche per la
riabilitazione attraverso ausili specifici di nuova tecnologia e la corretta
assistenza
Per la comunicazione
delle persone sordocieche esistono tre fasce d’intervento:
a)
Per
le persone con sordocecità assoluta (sorde profonde e cieche assolute) per le
quali non esiste tecnologia ausiliaria, nate sordocieche assolute, entrano in
gioco altri fattori aggiuntivi come la limitazione cognitiva dovuta alla
mancanza di stimoli della funzione visiva e della funzione uditiva. Quindi la
“abilitazione” è in sostanza un accompagnamento sensoriale molto complesso che
può essere eseguito solo da personale sanitario altamente qualificato (figura
non prevista a causa del vuoto legislativo).
b)
Per
coloro che diventano sordociechi assoluti dopo l’età evolutiva, esiste la
consapevolezza della perdita sensoriale e dell’isolamento nella comunicazione.
Per costoro la “riabilitazione” può avvenire, sempre attraverso personale
sanitario altamente qualificato, mediante l’acquisizione di particolari sistemi
di comunicazione come ad esempio, il linguaggio
MALOSSI o similari o la LIS TATTILE (linguaggio
internazionale dei segni, fruibile prendendo le mani del sordocieco e trasmesso
sulla sua persona). Oppure, per coloro
che hanno una perdita uditiva di circa il 70% con discriminazione vocale
inferiore al 70%, utilizzando particolari elettrodi impiantabili, che
permettono una discreta possibilità di preservare il residuo uditivo e di
integrarlo quindi con i vantaggi dell’impianto coclearie.
c)
Invece,
per coloro che, come stabilisce la risoluzione Europea sopraccitata, “mantengono un uso parziale di uno o di entrambi i
sensi”, le nuove tecnologie possono rendere una
vita sostenibile fino a permettere alla maggior parte di loro anche un’attività
lavorativa. Per essere più chiari, se nel rivedere il nomenclatore protesico,
che per quanto riguarda le disabilità sensoriali è rimasto tale e quale a quindici
anni fa (1999), con la legge 332, s’includessero le nuove tecnologie, che in
merito alle protesi acustiche hanno prodotto sistemi più precisi, si è aggiunto
al sistema ANALOGICO (che amplifica
i suoni) il sistema DIGITALE (che
interviene solo su quei suoni che si sentono meno o male, aumentandone la
capacità percettiva, portandoli allo stesso livello o al livello più vicino
possibile di quelli che si sentono meglio. Non solo, ma per le frequenze che il
disabile non sente, la nuova tecnologia è in grado di modificarne la frequenza
portandole in un ambito udibile ed equilibrandone la percezione uditiva (recover
sound).
Certo per
chi non è addentro a queste specificità è difficile comprendere. Cercherò
quindi di spiegare con dei grafici.
Risultato possibile nell’utilizzo delle
protesi analogiche (quelle che
amplificano i suoni)

È
evidente guardando il grafico come tutti i suoni vengano amplificati in modo
che quelli che meglio si sentono raggiungono potenze che superano la soglia
della sofferenza acustica, mentre altri vengono amplificati in modo differente
e quelli che non si sentono si continua a non sentirli . Praticamente con
l’utilizzo di queste protesi la persona che li utilizza rimane fortemente
ipoacusica.
Risultato possibile nell’utilizzo delle
protesi digitali

Con
l’utilizzo di queste protesi si evidenzia come le frequenze interessate alla
minore percezione uditiva sono ottimizzate nella frequenza in base alla potenza
del suono (decibel) consentendo così di sentire senza sofferenza alcuna e nel
livello vicino alla normalità. Per quanto riguarda i suoni non udibili (in
questo grafico quelli collocati nello spazio bleu) ne viene modificata la
frequenza portata quindi ad una frequenza udibile dal soggetto (recover sound).
Sarebbe pertanto auspicabile che il
legislatore riveda la legge 107/10 adeguandola a quanto stabilito dalla
risoluzione della comunità Europea. e nell’attesa, che tutti i consiglieri delle
varie regioni si adoperino, a far si che per le persone con la doppia
minorazione vista/udito, in situazione di gravità possa essere garantito il
diritto alla comunicazione e all’integrazione sociale, riconoscendo la
risoluzione Europea e predisponendo un piano di intervento.
Questo è l’impegno che più mi sta a cuore
e vorrei introdurlo, se lo volete, tra gli argomenti di lotta contro le
ingiustizie nei confronti di chi è più debole.
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