E' buffo, lo so
arriva l'Estate
tu vuoi restare da solo a contemplare il verde nei tuoi ricordi immersi in un paesaggio di silenzi e di incanto
io invece vorrei poterti camminare accanto
e chiacchierare sotto l'ombra dei portici
mano nella mano, e parlare di quello che faremo
di quello che sogniamo.
Io ti racconterei dei miei progetti, del romanzo che ho
cominciato ormai da mesi
del teatro, della voce, della musica
e tu mi parleresti di quanti sogni avresti ancora
da far nascere e da realizzare.
E poi che un pò sei stanco
ma sempre vivo
in tutto quello che fai e che pensi e che dici.
E poi pranzeremmo con un gelato
guarderemo i turisti con l'aria frastornata i cappellini e i sandali coi calzini.
E rideremo di loro
E rideremo di noi.
Invece aspetto un pò in disparte che un'altra stagioni inizi
e lentamente anche lei lascerà questo cielo per
andare altrove
e sorrideremo finalmente insieme
dopo aver giocato a lungo con il tempo
e infine ancora un altro Autunno
ci abbraccerà di rosse foglie
Simona
Attraverso le mie mani posso vedere là dove i tuoi occhi non potrebbero mai arrivare......
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mercoledì 21 giugno 2017
domenica 18 giugno 2017
pensieri su un viale
Ed è giunta l'Estate, così anche per noi.
Il mare ci ha atteso con la sua danza di onde cullate dal vento, che cullava anche noi. E ci portava odori e antichi ricordi.
E' giunta anche per noi, l'Estate e il caldo torrido, e le lucertole sui muretti di pietra, le api ronzanti tra i rovi di more.
E mentre corri inseguendo un gatto, penso che è meraviglioso vederti crescere ogni giorno che passa.
E non c'è cosa più bella.
Anche se io sono sempre vento, tempesta, sono sempre mare agitato e neve gelida, nonostante questo caldo torrido. la mia anima è sempre in preda a mille emozioni che non so spiegare.
E non ci sei solo tu, con il tuo dolce sorriso a rischiarare le tenebre.
Vorrei che fosse tutto più semplice.
Invece no, le mie giornate sono sempre un eterno inseguimento di cose spesso inutili.
E tutto quello che non sono capace di lasciare perdere...
perdere per strada, come se fosse quasi per sbaglio.
Forse non sarei io
forse non saremo noi
Il mare ci ha atteso con la sua danza di onde cullate dal vento, che cullava anche noi. E ci portava odori e antichi ricordi.
E' giunta anche per noi, l'Estate e il caldo torrido, e le lucertole sui muretti di pietra, le api ronzanti tra i rovi di more.
E mentre corri inseguendo un gatto, penso che è meraviglioso vederti crescere ogni giorno che passa.
E non c'è cosa più bella.
Anche se io sono sempre vento, tempesta, sono sempre mare agitato e neve gelida, nonostante questo caldo torrido. la mia anima è sempre in preda a mille emozioni che non so spiegare.
E non ci sei solo tu, con il tuo dolce sorriso a rischiarare le tenebre.
Vorrei che fosse tutto più semplice.
Invece no, le mie giornate sono sempre un eterno inseguimento di cose spesso inutili.
E tutto quello che non sono capace di lasciare perdere...
perdere per strada, come se fosse quasi per sbaglio.
Forse non sarei io
forse non saremo noi
sabato 27 maggio 2017
La vita è una cosa meravigliosa... se si ha coraggio!
Sono nata e cresciuta un pò da falsa vedente, anche se non ho mai potuto fare quelle cose che realmente fanno i vedenti e questo ha generato in me una serie infinita di complicazioni.
Nonostante tutto ho cercato di fare del mio meglio per essere felice. I risultati? Diciamo che nessuno al mondo è poi veramente e completamente felice e come dico sempre io "poteva andare peggio!" e lo dico ovviamente sempre con un sorriso.
Oggi mi ritrovo a vivere tra persone "multidotate" cercando e sforzandomi di capire cosa vuol dire, ancora oggi, la parola "normalità". A distanza di anni e con il tempo perciò mi sono resa sempre più conto che ciò che fa la differenza è la capacità di avere una mente aperta a mille diverse visioni del mondo.
Non ho fatto cose grandiose, ma un pò ci ho provato e ci provo ancora oggi.
E' tutto molto complicato, sebbene interessante.
Ho voluto, nonostante le mie difficoltà, affrontare il mondo così un pò come fanno tutti. Ho frequentato luoghi che frequentano tutte le persone che ne hanno voglia, senza dover per forza spiegare, inizialmente cosa mi distingueva dagli altri. E' il pregio e la condanna di avere qualcosa che soprattutto agli esordi è invisibile. L'unica cosa che ti rende diversa è sicuramente lo sguardo accigliato, l'essere quasi sempre imbranato, la lentezza nei movimenti in luoghi in penombra e sconosciuti. Ma comunque ho provato a frequentare luoghi di culto, partiti, movimenti, università, senza supporti e aiuti (anche se gli ultimi anni di università ho dovuto chiedere un tutor per accompagnarmi alle lezioni serali) ed infine dopo tanti anni quando la mia vista era ormai abbastanza compromessa ho anche deciso di fare teatro. Non avevo molte pretese ed ero certa avrei dovuto affrontare molte difficoltà ma ho cercato di vivere questa cosa con tranquillità e devo dire che sin dal primo momento le mie difficoltà non sono state diverse dalle difficoltà degli altri. Ho avuto la fortuna di trovare una mente giovane capace di far comprendere che in teatro ma credo così come nella vita, tutti dobbiamo adattarci a tutti. E non esiste che sia io a dovermi adattare a te, ma con intelligenza, spirito di sopravvivenza, ironia, capacità evolutive ecc ecc tutti ci adattiamo a tutti.
E' stata una bella esperienza che spero di poter ripetere e all'interno di questa esperienza non mi sono mai sentita emarginata per il fatto di non vedere come gli altri, anzi, piuttosto spesso mi sono sentita sopravvalutata!
Eppure c'è chi ancora mi dice "Non hai continuato il teatro perchè sei quasi cieca e non vedi un tubo e quindi ti hanno un pò discriminato?" Beh a causa degli orari spartani credo di essermi autoemarginata per il fatto che sono una mamma, ma non è nemmeno questo il punto... sono scelte mie e non c'entra assolutamente niente questo. Piuttosto penso che le persone che mi hanno posto questa domanda siano le prime a pensare che io, in quanto non vedente, o ipovedente non possa fare teatro, o altro ancora. Poi però rifletto meglio e dico che forse il problema è nostro.
Se noi fossimo sempre meno ghettizzati e ghettizzanti, se imparassimo ad uscire un pò più fuori e se mostrassimo quello che si può fare (anche correre su un palco, fare le piroette e cose del genere, ovviamente provando "FORSE" un pò di più) allora le persone potrebbero comprendere meglio.
Ci sono domande che ancora oggi mi rivolgono, è normale che sia così, le persone che fanno domande sono le migliori, vuol dire che hanno voglia di comprendere, di imparare, vuol dire che sono interessate. Mi chiedono come può suonare una persona se non ci vede, come si fa ad utilizzare il cellulare, come si può cucinare, lavare i panni, fare l'amore, soffiarsi il naso e tanto altro ancora...
Ovviamente il mondo della disabilità è spesso colmo di gente acida che si imbufalisce se qualcuno con garbo o curiosità pone domande anche semplici e per noi banali. Ma per fortuna non sono tutti così!
E inoltre non credo affatto che per comprendere qualcuno bisogna per forza vivere come vive lui. Non servono poi a tanto le cene al buio se non hai la predisposizione mentale di accettare semplicemente gli altri per ciò che sono.
IMPARIAMO A CHIEDERE, qualsiasi cosa noi siamo
C'è un mondo da scoprire oltre il nostro naso, oltre i nostri tragitti, le strade che percorriamo, i luoghi comuni, gli stereotipi, le chiusure mentali, le paure...
E nelle nostre città, che sono belle, affascinanti, pieni di tramonti incantevoli, di mare, di sole, di cose profumate, di luoghi in cui andare e gente da conoscere, cerchiamo di vivere così come mi hanno insegnato in teatro. Viviamo considerando tutti gli altri.
E se siamo come dicono la razza più intelligente tra gli esseri viventi cerchiamo di fare qualcosa perchè pure io ne possa essere convinta.
E cos'altro dire... oggi....
E riguardo le paure, ecco, vorrei imparare a superarne almeno un paio per riuscire a fare almeno la metà (tanto per iniziare) di tutte le cose belle che vorrei poter fare!
S.C
Nonostante tutto ho cercato di fare del mio meglio per essere felice. I risultati? Diciamo che nessuno al mondo è poi veramente e completamente felice e come dico sempre io "poteva andare peggio!" e lo dico ovviamente sempre con un sorriso.
Oggi mi ritrovo a vivere tra persone "multidotate" cercando e sforzandomi di capire cosa vuol dire, ancora oggi, la parola "normalità". A distanza di anni e con il tempo perciò mi sono resa sempre più conto che ciò che fa la differenza è la capacità di avere una mente aperta a mille diverse visioni del mondo.
Non ho fatto cose grandiose, ma un pò ci ho provato e ci provo ancora oggi.
E' tutto molto complicato, sebbene interessante.
Ho voluto, nonostante le mie difficoltà, affrontare il mondo così un pò come fanno tutti. Ho frequentato luoghi che frequentano tutte le persone che ne hanno voglia, senza dover per forza spiegare, inizialmente cosa mi distingueva dagli altri. E' il pregio e la condanna di avere qualcosa che soprattutto agli esordi è invisibile. L'unica cosa che ti rende diversa è sicuramente lo sguardo accigliato, l'essere quasi sempre imbranato, la lentezza nei movimenti in luoghi in penombra e sconosciuti. Ma comunque ho provato a frequentare luoghi di culto, partiti, movimenti, università, senza supporti e aiuti (anche se gli ultimi anni di università ho dovuto chiedere un tutor per accompagnarmi alle lezioni serali) ed infine dopo tanti anni quando la mia vista era ormai abbastanza compromessa ho anche deciso di fare teatro. Non avevo molte pretese ed ero certa avrei dovuto affrontare molte difficoltà ma ho cercato di vivere questa cosa con tranquillità e devo dire che sin dal primo momento le mie difficoltà non sono state diverse dalle difficoltà degli altri. Ho avuto la fortuna di trovare una mente giovane capace di far comprendere che in teatro ma credo così come nella vita, tutti dobbiamo adattarci a tutti. E non esiste che sia io a dovermi adattare a te, ma con intelligenza, spirito di sopravvivenza, ironia, capacità evolutive ecc ecc tutti ci adattiamo a tutti.
E' stata una bella esperienza che spero di poter ripetere e all'interno di questa esperienza non mi sono mai sentita emarginata per il fatto di non vedere come gli altri, anzi, piuttosto spesso mi sono sentita sopravvalutata!
Eppure c'è chi ancora mi dice "Non hai continuato il teatro perchè sei quasi cieca e non vedi un tubo e quindi ti hanno un pò discriminato?" Beh a causa degli orari spartani credo di essermi autoemarginata per il fatto che sono una mamma, ma non è nemmeno questo il punto... sono scelte mie e non c'entra assolutamente niente questo. Piuttosto penso che le persone che mi hanno posto questa domanda siano le prime a pensare che io, in quanto non vedente, o ipovedente non possa fare teatro, o altro ancora. Poi però rifletto meglio e dico che forse il problema è nostro.
Se noi fossimo sempre meno ghettizzati e ghettizzanti, se imparassimo ad uscire un pò più fuori e se mostrassimo quello che si può fare (anche correre su un palco, fare le piroette e cose del genere, ovviamente provando "FORSE" un pò di più) allora le persone potrebbero comprendere meglio.
Ci sono domande che ancora oggi mi rivolgono, è normale che sia così, le persone che fanno domande sono le migliori, vuol dire che hanno voglia di comprendere, di imparare, vuol dire che sono interessate. Mi chiedono come può suonare una persona se non ci vede, come si fa ad utilizzare il cellulare, come si può cucinare, lavare i panni, fare l'amore, soffiarsi il naso e tanto altro ancora...
Ovviamente il mondo della disabilità è spesso colmo di gente acida che si imbufalisce se qualcuno con garbo o curiosità pone domande anche semplici e per noi banali. Ma per fortuna non sono tutti così!
E inoltre non credo affatto che per comprendere qualcuno bisogna per forza vivere come vive lui. Non servono poi a tanto le cene al buio se non hai la predisposizione mentale di accettare semplicemente gli altri per ciò che sono.
IMPARIAMO A CHIEDERE, qualsiasi cosa noi siamo
C'è un mondo da scoprire oltre il nostro naso, oltre i nostri tragitti, le strade che percorriamo, i luoghi comuni, gli stereotipi, le chiusure mentali, le paure...
E nelle nostre città, che sono belle, affascinanti, pieni di tramonti incantevoli, di mare, di sole, di cose profumate, di luoghi in cui andare e gente da conoscere, cerchiamo di vivere così come mi hanno insegnato in teatro. Viviamo considerando tutti gli altri.
E se siamo come dicono la razza più intelligente tra gli esseri viventi cerchiamo di fare qualcosa perchè pure io ne possa essere convinta.
E cos'altro dire... oggi....
E riguardo le paure, ecco, vorrei imparare a superarne almeno un paio per riuscire a fare almeno la metà (tanto per iniziare) di tutte le cose belle che vorrei poter fare!
S.C
domenica 9 aprile 2017
La prima poesia della mia bimba (8 anni)
Amica farfalla
Arrivi in Primavera e colori il mondo con la tua bellezza
Hai un sottile vestito come una fatina di cristallo lucente
Indossi tutti i colori dell’arcobaleno e giochi tra le
nuvolette nel cielo
Ti diverti come una bimba felice in un sogno
Scherzi con i bimbi, tra gli alberi
Tu fai germogliare di gioia il cuore dei bambini
Nina Di Giovanni
sabato 12 novembre 2016
poco a poco
Io immagino giorni freddi di Gennaio
ad inventarci un pomeriggio di normalità,
mentre passeggiamo mano dentro la mano
e solo noi sappiamo di che colore è la strada
e sono i palazzi
e i volti delle persone
e di che colore è la nostra felicità
ad inventarci un pomeriggio di normalità,
mentre passeggiamo mano dentro la mano
e solo noi sappiamo di che colore è la strada
e sono i palazzi
e i volti delle persone
e di che colore è la nostra felicità
giovedì 10 novembre 2016
passi...
E passa, travolto dal tempo, come un macigno che rotola su ogni ferita e passa, passa...
e infine come briciole di terra che ancora fanno male ma si dileguano tra le giornate che forse nemmeno te ne accorgi o fai finta di non accorgertene
Passa, passa... e poi forse non farà più male e sarà dolce nel ricordo di un tempo e sarà stato e non tornerà.
Passa come un sottile strato di vita in fondo ai tuoi anni, quando ti ricorderai e mi sentirai e il profumo dei giorni trascorsi, e le strade che passano, passano sotto i nostri passi... che passano.
Passa, passa... ogni cosa e persino le emozioni e le speranze e le certezze sopra ogni limite, e passano le lacrime nascoste, i desideri, passa il peso così da non poter respirare, forte come una mano che sapeva donare amore. Passa, passa
come passano i treni di notte che rompono il silenzio delle città e qualcuno saluta, qualcuno dorme, qualcuno ti sogna ancora...
Passa e passi... passi anche se non vorrei, passi come un pensiero veloce, una canzone, una poesia d'amore...
passi
e infine come briciole di terra che ancora fanno male ma si dileguano tra le giornate che forse nemmeno te ne accorgi o fai finta di non accorgertene
Passa, passa... e poi forse non farà più male e sarà dolce nel ricordo di un tempo e sarà stato e non tornerà.
Passa come un sottile strato di vita in fondo ai tuoi anni, quando ti ricorderai e mi sentirai e il profumo dei giorni trascorsi, e le strade che passano, passano sotto i nostri passi... che passano.
Passa, passa... ogni cosa e persino le emozioni e le speranze e le certezze sopra ogni limite, e passano le lacrime nascoste, i desideri, passa il peso così da non poter respirare, forte come una mano che sapeva donare amore. Passa, passa
come passano i treni di notte che rompono il silenzio delle città e qualcuno saluta, qualcuno dorme, qualcuno ti sogna ancora...
Passa e passi... passi anche se non vorrei, passi come un pensiero veloce, una canzone, una poesia d'amore...
passi
mercoledì 9 novembre 2016
Biancaneve con gli occhiali
Biancaneve
con gli occhiali
di Simona Caruso
C’era una
volta una fanciulla, i suoi capelli
erano neri come la notte e la sua pelle candida e chiara come la neve, per
questo la chiamavano Biancaneve. Era indubbiamente la fanciulla più bella di
tutto il reame.
Si comincia
da Biancaneve e si finisce con Frozen e finchè parliamo di Biancaneve mi sta
bene, era davvero bella, dolce, candida… ma vogliamo parlare di Frozen? Non
siete d’accordo anche voi sul fatto che Anna sia molto più bella, simpatica,
dolce e “principessosa” di Elsa? Per me almeno è così, eppure la principessa
che diventa regina è lei, Elsa: antipatica, indisponente e anche più brutta
anche se le bimbe la considerano più bella perché è bionda ed ha una treccia
lunga fino al fondo schiena e sa fare quella magia di trasformare tutto in
ghiaccio. Sarà che io non ho mai capito, evidentemente, cos’è la bellezza dal
momento in cui ritengo affascinante e sessualmente attraente un attore come
Woody Allen. Ma tornando alle principesse… perché, mi chiedo in questi giorni,
le principesse non hanno gli occhiai? Sarà perché ci vedono tutte bene? Sarà perché
gli occhiali sono brutti e rendono più brutte le persone? E tutti questi “sarà”
chi li ha decisi? Le principesse non hanno occhiali, non hanno apparecchi ai
denti, non hanno un filo di cellulite, non hanno nessun problema a parte
qualche accennato disturbo dell’umore in Rapunzel… Partendo dal concetto base
di un semplice paio di occhiali, vallo a spiegare poi che si può essere
BELLISSIME anche se hai un occhio storto, oppure se sei cieco, oppure se stai
seduto su una sedia a rotelle, oppure…
E lo so, che
palle! Se dobbiamo scrivere una fiaba dev’essere bella, dev’essere easy, dev’essere
felice! E chi l’ha detto che non ci sia bellezza, leggerezza e felicità anche
con un semplice paio di occhiali per giungere ad una sedia a rotelle? Ma a
cominciare dalle favole per finire al cinema, il brutto anatroccolo toglie gli
occhiali e diventa un bellissimo cigno. Lasciamo perdere il concetto filosofico
che la bellezza è dentro di noi, io parlo di bellezza estetica, fisica,
concreta, visibile. Volete davvero farmi credere che una BELLA DONNA o un BELL’UOMO
perdono la loro bellezza perché hanno un paio di occhiali? Si è iniziato dagli
occhiali e si è finito a tutto il resto. Telefilm per adolescenti: ebbene sì. Gli
adolescenti nei telefilm sono magri, senza un brufolo, senza apparecchi ai
denti, senza occhiali (a parte quelli che devono fare la parte degli sfigati o
dei secchioni che non li ama nessuno). Il protagonista o la protagonista sono “belli”
secondo il canone di bellezza inculcato da chissà chi. Partendo da questo e
considerando che invece le persone reali non sono così, che nella vita reale
non siamo così…come si può essere felici? Se ogni giorno sei bombardato da un
presunto prototipo di perfezione ma tu sei piccolo e nero come calimero e in
più sei magari un po’ cecatello e un po’ hai i piedi piatti, gli occhi storti,
i denti da coniglio… che devi fare? E quindi parto da questa premessa per dire
che molti trovano la soluzione nel restare chiusi in casa. Io vado in giro al
supermercato, per strada, a scuola, a teatro, dal panettiere e mi chiedo “davvero
sono l’unica cecatella esistente nella mia città?” e mi chiedo “davvero non ci
sono zoppi, mutilati, strabici in questa mia città? Cavoli, penso, abbiamo
sconfitto la disabilità! Siamo tutti perfetti o mannaggia, sono rimasta l’unica
superstite come Higlander! In realtà non è così. certo che ci sono, ma
preferiscono restare chiusi nei ghetti della disabilità. Perché è rassicurante
e semplice quando ti trovi in mezzo a persone che ti possono capire e che stanno
a volte anche peggio di te. Anche a me capita spesso di sentirmi al sicuro e di
cercare la sicurezza tra persone come me. D’altra parte quando vivi in una
città come la mia che non fornisce nessun tipo di strumento per l’autonomia,
carente di mezzi pubblci e di strade in cui si possa deambulare...quando l’inciviltà
delle persone diventa uno standard normale a cui tutti si adeguano… come si può
pretendere che un cieco esca di casa da solo? Come si può pretendere che una
persona su una sedia a rotelle ogni giorno debba incazzarsi con il mondo intero
per poter percorrere dieci metri? E questo è vero! se poi ci metti che già un
semplice paio di occhiali può essere un ostacolo al raggiungimento di un titolo
nobiliare… come possiamo pretendere noi di varcare le porte di casa nostra e affrontare la "perfezione"?
Non vorrei
fare l’errore di essere confusionaria e dire mille cose insieme, il concetto in
realtà è unico, non ci confondiamo. Non si può parlare e pretendere l’inclusione
o come la si vuole chiamare se non si parte da un’educazione al bello. Il bello
non è perfezione il bello è armonia. Partendo dalla bellezza interiore che
inesorabilmente fuoriesce come una luce e dipinge ogni parte del tuo viso e del
tuo corpo. Insegniamo ai nostri bambini che non bisogna avere “rispetto” a “amore”
per il compagno “diversamente qualcosa”, ma bisogna semplicemente entrare nella
logica che siamo tutti in un modo o nell’altro diversi. Né più né meno. E mi
spiace notare come la Walt Disney con i suoi pupazzi computerizzati dia lo
stesso volto e quasi la stessa voce a tutti i suoi personaggi così che basta
cambiare una pettinatura e tizia diventa caio. Belli i cartoni animati ma che
tristezza! Un briciolo di fantasia! Un briciolo di imperfezione in quei volti
relativamente perfetti. Mettetele un brufolo a Rapunzel che ha appena 18 anni e
un paio di occhiali a Biancaneve che l’aiutino a riconoscere la matrigna anche
se travestita da vecchia. E lasciateci colorare il mondo a noi mostriciattoli
alieni di infinita bellezza!
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