venerdì 12 dicembre 2014

Ascolta o leggi: collana di libri per ipovedenti e dislessici

"Ascolta o leggi": collana di libri per ipovedenti e dislessici

Prendere in mano un libro e sfogliarlo è un passatempo piacevole, addirittura rilassante, ma ci sono molte persone che, a causa di problemi di vista o disturbi nell'apprendimento, fanno fatica a leggere. Basti pensare agli anziani o ai dislessici: per loro l'approccio alla parola scritta è una sfida impari. È proprio pensando a questi individui che la cooperativa Senza Barriere di Scurelle ha avviato il progetto editoriale «Ascolta o leggi». Con l'aiuto dell'Istituto Pavoniano Artigianelli per le arti grafiche è stata ideata una collana di libri con caratteristiche che agevolano la lettura, ognuno dotato del rispettivo audiolibro.

L'iniziativa, per la sua unicità in Italia, è stata finanziata anche dal ministero per i beni e le attività culturali. Gli studenti delle superiori nel 2009 hanno cominciato un percorso di ricerca per identificare gli ostacoli che impediscono a ipovedenti e dislessici di seguire con gli occhi il flusso della parola scritta. Gli escamotages che rendono i libri della collana estremamente facili da leggere partono già dalla copertina: pochi colori, fondo bianco, carattere bold e, per i ciechi, il titolo e l'autore serigrafati in Braille.

«Abbiamo applicato una tecnica innovativa che utilizza inchiostri di alto spessore: in questo modo i puntini sono leggibili ma non fastidiosi per i normodotati», spiega il vice direttore dell'istituto Marco Franceschini. La collana, però, non è stata pensata per chi è completamente sprovvisto della vista, anche se l'audiolibro è uno strumento utile per questa fascia di lettori. Il target principale è potenzialmente ancora più numeroso. «Dopo i 45 anni più della metà delle persone deve indossare gli occhiali per leggere; il 5% degli studenti è dislessico.

È a loro che questi libri possono servire», precisa Eraldo Musarello, responsabile della cooperativa. Saviano, Fabio Volo, Erri De Luca, Federico Moccia, Giorgio Faletti, Walter Veltroni e Susanna Tamaro sono alcuni degli autori che hanno ceduto gratuitamente i diritti delle loro opere perché venissero stampati «senza barriere».

All'interno le pagine dei volumi sono stampate in carattere «Verdana» 16 punti, contro il corpo 10 utilizzato mediamente dalla maggior parte delle case editrici; le lettere hanno aste marcate, la punteggiatura è staccata per essere più visibile e l'interlinea è ampia. Anche la carta è stata scelta per agevolare la lettura, avoriata e opaca, contro il riflesso. Inoltre si è voluto utilizzare solo le pagine di destra, per evitare sovrapposizioni nei casi di dislessia.


Ad oggi sono stati stampati 16mila libri «Ascolta o leggi», 800 copie per ogni titolo, ma in coda ci sono altri autori di livello disponibili a donare i loro testi per il nobile scopo. Il futuro dell'iniziativa dipende molto dalla risposta delle biblioteche. «Questa è un'occasione per ampliare la platea dei lettori, rimuovendo degli ostacoli oggettivi». Per il momento i volumi della collana si possono acquistare alla libreria «Àncora», nella casetta solidali di via Garibaldi e nel banchetto di via Dordi durante il mercato di Santa Lucia

giovedì 11 dicembre 2014

cuccioli di cane guida in affido, storie d'amore

Cuccioli di cane guida in affido, storie d'amore

Che effetto fa prendere un cane sapendo che sarà solo per un anno? Ce lo spiega Lara Arbo, volontaria per la scuola di cani guida per ciechi.

FIRENZE. Una storia unica nel suo genere fatta di tanto amore e volontariato. E' la storia della Scuola nazionale cani guida per ciechi di Scandicci, in provincia di Firenze, e dei volontari che decidono di prendere in affido uno dei tanti cuccioli della scuola.
I cuccioli, golden retreiver o labrador, da quando hanno 2 mesi di età lasciano la scuola (e la loro mamma) e vanno a vivere in una famiglia affidataria per 10 mesi.
Compito delle famiglie è abituare il cucciolo alle situazioni quotidiane più disparate per contribuire a prepararlo all'importante compito sociale che lo attenderà al compimento del primo anno di età: diventare un cane guida per ciechi.
Durante questo periodo alle famiglie viene fornito, gratuitamente, tutto il necessario per accudire il cagnolino: cibo, vaccinazioni, visite periodiche, accessori, oltre all’assicurazione per danni contro terzi, aiuto e consigli di ogni tipo.

La famiglia inoltre frequenta con il cucciolo delle classi di “socializzazione” realizzate all’interno della scuola. Sono molti i fiorentini, ma non solo, che decidono di diventare affidatari e vivere questa fantastica avventura, così come sta facendo da sei anni Lara Arbo che in questi giorni ha in famiglia il sesto cane che proviene dalla scuola di Scandicci.
“Ce li consegnano a due mesi - racconta Lara – sono stupendi, delle piccole pallette di pelo”.

Durante l’affidamento la scuola resta un punto di riferimento?
“Certo, sono sempre tutti molto presenti, ci seguono in tutto il percorso e sono pronti ad intervenire per qualsiasi necessità”.

Per dieci mesi il cane diventa parte integrante della famiglia?
“Sì, con noi imparano a socializzare con gli umani e con gli altri cani. E’ importante, per il compito che andranno a svolgere, che socializzino il più possibile con le persone e non ne abbiano paura. Imparano a vivere bene il contesto domestico e la casa. Noi ci occupiamo di seguirli in questa prima fase che precede poi il vero addestramento che ad un anno di età vanno a fare alla scuola”.

Arriva l’anno di età e il cane deve lasciare la famiglia. E’ un momento difficile per voi?
“Sarebbe una bugia dire che non lo è. Si sente moltissimo il distacco perchè per mesi il cane ha visuto con noi, ha condiviso esperienze, lo abbiamo visto crescere ed imparare. Però, quando vedi il lavoro che vanno a svolgere, quando vengono affidati ad una persona non vedente e vedi quanto il cane riesce ad aiutare questa persona in tutte le fasi della sua vita, che il cane riesce a dare una vita migliore al non vedente, capisci che hai fatto del bene e sei felice di aver contribuito nell’aiutare una persona in difficoltà”.

Potete rivedere il cane?
“Certo. Si può andare a trovarlo a scuola mentre è in corso la fase di addestramento. Inoltre, la scuola da l’opportunità a chi lo decide, di conoscere il non vedente a cui viene affidato il cane. Spesso si crea una profonda amicizia con il non vedente che ci aggiorna sul cane e possiamo anche andare a trovarli”.

Questo è il sesto cane che prendi in affido. Come è maturata in te la decisione di prendere i cuccioli della scuola?
“Volevo fortemente far comprendere alle mie figlie, che all’arrivo del primo cucciolo erano bambine, l’importanza del concetto di solidarietà. Per quanto si possa provare ad insegnare con le parole non sempre è semplice spiegare il vero significato di solidarietà. Così, ho pensato che adottando un cucciolo, rendendole responsabili, affrontando con loro tutto il percorso, lasciare il cane ma mostrare loro il lavoro importante che il cucciolo che hanno cresciuto va a svolgere, conoscendo insieme il non vedente e quanto il cane gli abbia cambiato la vita in meglio, potesse arrivare loro il messaggio in maniera più chiara e diretta. Così è stato. Posso dire che attraverso i cani ho centrato l’obiettivo e sono riuscita a trasmettere l’importanza della solidarietà alle mie figlie. Per me è importantissimo anche perché, se al giorno d’oggi nella società non esistesse la solidarietà, avremmo perso davvero tutto”.


di Elena Casi

Visite turistiche con la guida per non udenti Bologna capofila

Visite turistiche con la guida per non udenti Bologna capofila 

BOLOGNA. «Bologna non è una città a misura di disabile perché essendo una città medievale morfologicamente non è adatta ad accogliere chiunque, purtroppo: ma ci si può lavorare, e per essere accessibile il nostro impegno deve essere massimo», ricorda l'assessore Matteo Lepore. Qualcosa si muove. Il Comune e l'associazione «Succede solo a Bologna» hanno lanciato un progetto di turismo accessibile. Per la prima volta in Italia verranno organizzate visite guidate ai principali monumenti e luoghi di interesse artistico, fruibili sia da udenti sia da persone sorde, grazie alla presenza contemporanea di una interprete Lis e una guida turistica autorizzata. Conoscenza della città e integrazione sociale in un momento unico, il risultato. Si comincia venerdì 21 dicembre con «#BoNatale», sulla tradizione natalizia della città, si prosegue l'11 gennaio con «I sette segreti» e si continua il 18 gennaio con «I luoghi sacri e dannati». Ci si prenota sul sito succedesoloabologna.it , dove verranno segnalate tutte le altre visite. «Da parte nostra ha ricordato Lepore abbiamo sottoscritto quest'anno un protocollo con l'Istituto Cavazza e l'Associazione Culturale Lis per inserire personale e servizi nel turismo e nell'Urp al fine di venire incontro a sordi e non vedenti». 

di Francesca Blesio

martedì 9 dicembre 2014

Mamma, tu mi uccideresti?

"Mamma, ma tu mi uccideresti?"
Ed è notte, mentre tutto si dipinge di luci di Natale, il vento dietro i vetri ci ricorda che l'inverno alla fine è giunto anche qui in Sicilia. E mentre infila il pigiama di pile, mentre attendo di potermi sedere ad un tavolo e leggere 10 email, lei mi pone questa domanda
"Mamma, ma tu mi uccideresti?"
E potrebbe sembrare NORMALE rispondere "Ma come ti viene in mente una cosa del genere?"
Ma non mi và, questa sera, di banalizzare una domanda tanto seria, drammatica, semplice... capisco perchè quella domanda, e provo a trovare una risposta
Allora comincio a dire
"Amore mio, a volte capita che sono molto stanca. Quando metti tutti i giocattoli in disordine e ti dico di riordinarli e mi dici di no. Quando le maestre mi dicono che a scuola hai incollato il banco, quando dobbiamo cenare e tu saltelli perchè vuoi fare le avventure con i puffi o peggio ancora con il film La mummia il ritorno. A volte capita che non sono stanca ma tu fai tanti capricci. Quando è no e tu vuoi che sia sì, quando non ne posso più e allora mi capita di darti uno schiaffo e mi sento male per tutto il giorno e se succede di notte non dormo. E quando succede che lo faccio solo perchè sono più stanca del solito e mi sento così sbagliata, e ingiusta e tu piangi perchè volevi una cosa e non l'avevo capita. A volte capita di sentirmi sola anche in mezzo a tanta gente, ma non capita a lungo. A volte le persone sono davvero tanto sole, e non hanno attorno nient'altro che la loro solitudine. Ma noi siamo fortunati amore mio, noi abbiamo attorno l'universo terrestre e anche quello alieno"
e a questo punto mi chiedi
"anche i calamelonti?"
"Sì, Nina, ma si dice ca-ma-leon-ti"
e tu lo ripeti e io continuo
"Amore mio, le cose orribili che accadono nel mondo mi fanno pensare che esiste una cosa che ancora peggiore dell'odio. Questa cosa è la solitudine. Mi viene da pensare che dietro a cose tanto orribili, c'è molto di più che una donna o un uomo orribili. Io penso piuttosto che vi siano dietro mamme, papà, fratelli, vicini di casa, maestre..... terribilmente sole.Ogni volta che succede una cosa tanto terribile io penso sempre e continuamente a quella persona. Quella persona brutale, assassina, che non può essere mai perdonata nemmeno da tutti gli dei dell'Olimpo, semmai agli dei importasse qualcosa delle disgrazie umane. Io penso alla sua orribile malattia: la follia della solitudine. Io penso sempre a questo. Ed è per questo, amore mio, che non dobbiamo mai per niente al mondo, creare solitudine intorno a noi. Più siamo uniti, e più ricerchiamo la fratellanza tra i nostri simili e più possiamo evitare che cose tanto orribili accadano ancora
"Mamma, ma non hai risposto alla mia domanda, io ti ho chiesto se tu,,,, se tu mi uccideresti"
Hai ragione, scusami, non ho risposto, allora adesso ti rispondo. Se un giorno qualcuno, un angelo, o uno spirito, un oracolo, dovessero dirmi che un giorno io ti ucciderò strangolandoti, io quel giorno stesso mi farei tagliare le mani. Io preferire morire mille volte pur di non vederti soffrire e vorrei morire mille volte pur di non vederti morire. Perchè tu sei sangue del mio sangue, carne della mia carne. Ma questo non è ovvio e scontato. Non basta il legame di sangue, non basta sapere che sei nata da me. Infatti devi sapere che a volte sono stata così stanca da aver pensato persino di uccidere me stessa pur di non sentire più quella sensazione opprimente della stanchezza dell'anima. Ma proprio non ce l'ho fatta. Alla fine mi sono resa conto di una cosa tanto semplice, amore mio, ed è questa. IO NON SO COME SI FA, AD UCCIDERE.......

domenica 7 dicembre 2014

MACULOPATIE, AMBULATORIO TAGLIA CODE

PAVIA. Un graduale calo della vista, immagini distorte e ondulate, aree annebbiate che diventano macchie scure nel campo visivo: sono i primi segnali della degenerazione maculare legata all’età, che colpisce oltre 500 pavesi over 55 all’anno. Il San Matteo ora ha un percorso di diagnosi e cura dedicato alla diagnosi precoce delle maculopatie. «È il progetto Mito – spiega il direttore della struttura complessa di oculistica Paolo Emilio Bianchi – Il nostro reparto ha ricevuto in dono un Oct (un tomografo) di nuova generazione che permette di effettuare un esame approfondito della retina, non invasivo e di grande importanza per individuare le patologie retiniche e consentire un follow-up tempestivo dei pazienti. Se c’è un sospetto di maculopatia si può prenotare la tomografia per la diagnostica e poi andare direttamente alla terapia, con tempi d’attesa passati da diversi mesi a poche settimane». In due anni la diagnosi e la terapia delle maculopatie sono triplicate, passando da 450 a circa 1500. In Lombardia si registrano ogni anno 6.000 nuovi casi di degenerazione maculare neovascolare, la forma più insidiosa e di rapida progressione, oltre 500 nel solo Pavese. La degenerazione maculare legata all'età provoca un deterioramento progressivo della macula, la porzione centrale della retina responsabile della visione distinta, tanto che le persone colpite da questa patologia hanno difficoltà nel compiere anche le più semplici attività quotidiane, svolgere lavori domestici, guidare, usare il telefono, maneggiare il denaro, vedere il volto dei propri cari. «La degenerazione maculare non va sottovalutata né trascurata - aggiunge Giulio Vandelli, responsabile della struttura semplice di patologie vitreo-retiniche - . Fondamentale diagnosticarla tempestivamente e stabilizzare la visione prima che si verifichi un deficit visivo. Oggi ci sono trattamenti "salva vista" che possono evitare la cecità e risparmiare sofferenze al paziente, con una conseguente riduzione dei relativi costi sociali». Oltre 500 pazienti dal nord Italia sono attualmente in follow-up per il trattamento della degenerazione maculare alla struttura di patologie vitreo-retiniche che nel 2014 ha effettuato oltre 3000 visite di retina medica e chirurgica, oltre 4000 angiografie e esami Oct, oltre 1000 fotocoagulazioni laser, trattamenti con terapia fotodinamica (Pdt) e oltre 1000 iniezioni intravitreali per le quali il San Matteo è l’unico centro nella zona.


di Anna Ghezzi

giovedì 4 dicembre 2014

Horus, occhiali "hi-tech" per i non vedenti

Horus, occhiali "hi-tech" per i non vedenti

Il dispositivo consente ai disabili di avere un assistente personale elettronico che li supporti nelle azioni quotidiane. In campo giovani ricercatori dell'Università di Genova.

di Massimo Canorro

Sul portale del progetto, sostenibile attraverso una campagna di crowdfunding, si specifica che “Horus al momento è un prototipo e nel 2015 inizieremo delle fasi di test con i potenziali utenti”. Horus è un dispositivo che consente ai non vedenti e ipovedenti di avere un assistente personale elettronico che li supporti nella quotidianità. Frutto del lavoro di un giovane team multidisciplinare di ricercatori composto (collaboratori esclusi) da Saverio Murgia, Luca Nardelli e Benedetta Magri, “nasce dall’esperienza mia e di Luca nell’ambito della visione artificiale applicata ai sistemi robotici, congiuntamente alla volontà di utilizzare queste tecnologie per migliorare la qualità della vita di persone che non possono usare un senso importante come la vista”, spiega Murgia. Quindi chiarisce il suo intento: “Il maggior problema che vogliamo risolvere è la limitata indipendenza che spesso persone cieche e ipovedenti devono affrontare, e per raggiungere questo obiettivo vogliamo realizzare un dispositivo che non necessariamente sostituisce gli strumenti già in uso, ma si posiziona al di sopra offrendo assistenza su più fronti e risolvendo diverse criticità”. Forte di un’idea che è già stata premiata al Contest idea challenge organizzato in Olanda da Eit Ict Labs, un’iniziativa dell’istituto europeo dell’innovazione e della tecnologia appoggiata direttamente dall’Ue, Murgia descrive il funzionamento di Horus.

“Questo dispositivo viene indossato agganciando una parte agli occhiali, dove si trovano i sensori e il meccanismo di conduzione ossea per comunicare con l’utente, e ponendo in tasca l’unità di elaborazione e batteria. Durante l’utilizzo è possibile navigare un menu utilizzando dei pulsanti oppure utilizzando i comandi vocali. Horus, al pari di un assistente personale, può rispondere a questi comandi vocali guidando l’utente nel suo utilizzo”. Qualche esempio pratico? “Un esempio sono le indicazioni per il posizionamento di un libro durante la sua lettura. Oppure l’aiuto nel trovare attraversamenti pedonali, riconoscere volti e descrivere quelli di persone nuove, individuare oggetti. In qualsivoglia situazione il funzionamento è come sarebbe se si stesse parlando con una persona che assiste”, risponde Murgia.


Un progetto, quello che questi giovani universitari genovesi stanno portando avanti, non circoscritto però al territorio nazionale. “Sicuramente ci espanderemo all’estero, dove già abbiamo riscontrato molto interesse. Abbiamo deciso di iniziare dall’Italia poiché qui abbiamo un network più esteso e per noi si è rivelato più facile iniziare questa affascinante impresa”, conclude Murgia.

mercoledì 3 dicembre 2014

La giornata internazionale delle persone con disabilità a palazzo Chigi e al Quirinale

FISH a Palazzo Chigi e al Quirinale


“Oggi per la prima volta nella storia della Repubblica la Giornata internazionale delle persone con disabilità è stata celebrata alla presenza di tre Ministri e del Presidente del Consiglio. Vogliamo interpretare il segnale come un elemento positivo. Forse è davvero un punto di partenza per la reale applicazione del Programma di azione per la disabilità già approvato a fine 2013. Lavoro, salute, vita indipendente, valutazione della disabilità, istruzione attendono di essere declinati secondo i principi sanciti dalla Convenzione ONU nella direzione dei diritti umani e dell’inclusione.”
Questo il commento di Vincenzo Falabella a margine dell’incontro “La sfida per l’inclusione, Il futuro delle persone con disabilità” tenutosi presso Palazzo Chigi in occasione del 3 dicembre, Giornata internazionale delle persone con disabilità.
Ministero della Salute, Ministero dell’Istruzione, Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali hanno promosso l’appuntamento. Presenti i due Ministri Beatrice Lorenzin (Salute) e Stefania Giannini (MIUR), mentre il Ministro Poletti era trattenuto al Senato per la discussione del Jobs Act. All’incontro è intervenuto per un saluto e un breve intervento il Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Lorenzin ha richiamato gli stessi temi sulla disabilità presenti nel Programma di azione, in particolare attirando l’attenzione sulla necessità di una migliore integrazione degli interventi sociali e sanitari nell’applicazione del Patto della salute e alla revisione dei Livelli essenziali dell’assistenza, ma con un occhio di riguardo alla riabilitazione ed alla revisione del nomenclatore tariffario degli ausili, delle protesi e delle ortesi.
Giannini ha ribadito l’importanza del potenziamento dell’azione di sostegno, di una migliore formazione di tutto il personale didattico nei confronti delle persone con disabilità e degli alunni con bisogni educativi speciali.
Parallelamente il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto le delegazioni di FISH e FAND, ascoltando le brevi relazioni dei presidenti e confermando la sua particolare attenzione a questi temi, alla Convenzione ONU, al lavoro e all’occupazione. Un accento particolare è stato posto dal Presidente anche all’aspetto culturale e del linguaggio che deriva dal pregiudizio e genera a sua volta stigma.
Falabella nel breve intervento ha rammentato come “è necessario comprendere che quella per la disabilità non è una spesa, ma un investimento. Rendere le persone autonome, protagoniste della propria vita, sostenere e riconoscere ufficialmente il ruolo dei caregiver familiari trasforma le persone da ‘pesi’ a protagonisti e libera risorse: nella scuola, nel lavoro, nelle relazioni sociali, nelle nostre comunità.”

3 dicembre 2014

FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap
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