mercoledì 22 agosto 2018

Prima decade

Ti ho trovato in un giorno d'estate caldissimo, sotto un girasole... 
E quanta strada abbiamo percorso: una dentro l'altra , una accanto dall'altra. E non è stato "naturale " così come si narra quando si parla dell'istinto materno. È stato un cammino spesso tanto difficile,  di consapevolezza, di troppo silenzio e troppo rumore...fragile e forte. Giorno dopo giorno.  E non è stato facile. Non sei mai stata accomodante. Sei stata sempre sul bordo... eccentrica,  ma profonda così tanto che non è dato a tutti conoscere le tue intenzioni. E quando quel giorno abbiamo avuto lo stesso pensiero e tu mi hai risposto senza che io avessi parlato. E quando mi hai detto  "voglio fare qualcosa di importante per il mondo " ho avuto la conferma che la tua nascita non è stato un dono solo per me. In realtà ho capito da subito che non ti avrei mai avuta solo per me. E poi la tua dolcezza... non vi sono parole per spiegarla.  Tu sei PERSONA. Persona  Libera, immensa, sopra le righe e fuori dagli schemi. Ed è tutto così terribilmente bello che ho spesso il terrore di perderti. Ma in fondo sarà così inevitabilmente. 

Tantissimi auguri piccolo sole

La vita possa sempre sorprenderti !
Tua madre

mercoledì 11 luglio 2018

finché c'è vita


A volte ho come l’impressione di aver vissuto tante vite. A volte mi sembra di aver vissuto troppo poco. Di non aver attraversato realmente quelle fasi della vita che tutti attraversano in un determinato periodo. A volte mi sembra di essere sempre un passo indietro agli altri. In certi momenti poi mi sembra di essere andata troppo avanti, così tanto da non riuscire più a comunicare con il resto delle persone che mi vivono attorno. E a volte ancora, mi capita di sentirmi stanca, come se non ne potessi più, come se volessi sedermi ad aspettare. Poi in alcuni giorni come questo invece ho voglia di correre, correre fortissimo verso tutti i miei sogni che non mi sembrano mai abbastanza. A volte vorrei proprio vivere!
E non è facile. Non è facile per una miriade infinita di motivi. Eppure. Eppure. Come cantava uno straordinario cantautore “eppure il vento soffia ancora”. E il vento qui a Siracusa, non manca mai. Soffia sui pomeriggi afosi che tolgono il respiro, soffia sulle barche del porto, sui turisti che passeggiano lenti e attraversano la storia di un’antica città. E’ un vento che mi piace, quando è così, appena mi sfiora.
Credo che la colpa di tutto questo sia nel segno zodiacale. Alcuni ci credono, altri no. Fatto sta che è proprio vero, l’acquario è un segno divino! Ha in sé tutte le smanie del crescere, le paure dell’avanzare, l’incoerenza nei passi che diventano sbagliati ma sembravano perfetti. E i sentimenti poi, non sono mai semplici. E’ tutto sempre eternamente complicato. Non è mai un “così così” ma è sempre troppo moltissimo esagerato. Oppure spento. Spento del tutto.
Sono stata capace di grandi cose. Come creare una maschera. Non pensate male, non la immaginate come una maschera di ipocrisia e di menzogna. Immaginatela piuttosto, come la maschera di batman. Sì, esatto, la maschera di un super eroe. Non sono sempre io, a volte, sono io immaginandomi altro e altrove. Sono io che può realmente correre senza farsi male, sono io che è stata nutrita d’amore e autostima da sempre. Sono io in grado d’abbracciare l’universo intero ogni firmamento ed ogni stella. E sono io, come una stella tra le stelle.
In questo momento sto creando attorno a me mondi paralleli. No, come dicevo prima, non è facile. Ma è BELLISSIMO. Semplicemente bellissimo! Non faccio le cose “per ammazzare il tempo” le faccio perché ci credo. Le faccio perché sento che ogni cosa mi trasforma, mi plasma, fa di me una persona migliore. Ogni cosa che faccio è vita. Leggere, studiare, crescere una bambina, amre, recitare. Sì, recitare. Quando alla tua maschera se ne aggiungono altre cento. Centomila! E non c’è niente di più spettacolare nella vita che poter raccontare la verità attraverso la finzione. Una finzione pura, divina appunto. Come il segno dell’acquario!

sabato 30 giugno 2018

Come un piccolo principe

Così, come ha fatto il piccolo principe, vorrei morire! No, non voglio togliermi la vita! Vorrei, così come è accaduto al Piccolo Principe potermi sbarazzare di quella scorza inutile che è il mio corpo. Essere perciò veramente me stessa. Raggiungere quella velocità che vorrei avere, potrei essere ovunque. Vorrei potermi liberare di questa scorza inutile, che a volte mi capita di osservare con tenerezza attraverso lo specchio ristretto e sbiadito. Mi dico che in realtà non sono io. Io sono sempre altrove

mercoledì 20 giugno 2018

Inizia l'estate

E inizia l'estate proprio in concomitanza con la consegna delle pagelle. Ieri abbiamo salutato tutte le maestre, ma in particolare la maestra di matematica che va in pensione. 46 anni di servizio. Una donna che sembra incarnare lo stereotipo della maestra, o perlomeno così come lo immagino io. Pensavo, 46 anni di servizio, quando ha iniziato ad insegnare era una giovane donna nel bel mezzo degli anni 70. Altra epoca, un'altra storia. Avrà sicuramente iniziato come maestra unica così come erano tutti i maestri fino alla riforma della scuola che ha portato all'inserimento di 5 insegnanti in ogni classe. L'ho immaginata affrontare insieme ai suoi bambini le tematiche di allora. La matematica si sa non è un'opinione, ed il teorema di Pitagora esiste da sempre. Ma credo che ieri, mentre i nostri piccoli monelli La circondavano di abbracci le siano passati come un cortometraggio della mente, tutti quei bambini, tutti quei Fiocchetti azzurri appesi ai grembiuli bianchi e neri. Il profumo dei panini con la mortadella, la divisione di classe, le camicie hawaiane, la zampa d'elefante... le riforme della scuola sempre più sbagliate... gli scioperi, le riunioni sindacali... 46 anni cavolo non sono pochi! E così ieri ci ha salutati. È giunta per lei la chissà quanto attesa pensione. Lascia questi bambini che oggi sembrano più grandi della loro età, hanno già il 36 di scarpa a soli 9 anni, sanno smanettare computer e tablet che negli anni 70 esistevano solo sui libri di Asimov. Con un livello colturale per lo più basso, per non parlare dell'educazione! E pure loro, le maestre, con tanta insistenza mi hanno continuamente ricordato che in quarta elementare, a 9 anni, non si possono più chiamare bambini, bensì signorine e ragazzini. E ieri, di fronte a quelli che in fondo non erano altro che bambini mi chiedevo quanto fosse cambiata la società in 46 anni, Come è cambiata la scuola come è cambiata la famiglia, Com'è cambiato tutto! In fondo mi dicevo anch'io sono cresciuta a cavallo di epoche diverse. Anch'io ricordo bambini sempre sporchi ginocchia sempre sbucciate giochi fantastici! Eravamo bambini! E lo eravamo fino a quando ci piaceva esserlo! Eppure, sebbene bambini, andavamo al supermercato a fare la spesa andavamo a scuola da soli e facevamo i compiti da soli... c'era un giusto equilibrio tra l'essere bambini e voler crescere. Negli occhi della maestra Rosa che ieri andava in pensione ( per noi che la salutava) ho visto ieri una profonda malinconia. Mi chiedo, Chissà se dentro questa malinconia c'era una delusione di fondo per come siano andate le cose nella scuola italiana. Chissà se c'era il desiderio di poter tornare indietro con il senno di poi per impedire questa involuzione. O forse, più semplicemente pensava che in fondo nonostante quelli fossero stati i bambini più Monelli in assoluto, avrebbe sentito terribilmente la loro mancanza! Perché in fondo cambia la società, cambia la scuola e anche la famiglia ma il desiderio di amare quello, credo che non cambierà mai e quegli abbracci stretti la accompagneranno per sempre impressi come unico denominatore dei suoi lunghi 46 anni di servizio

sabato 28 aprile 2018

Con la testa tra le nuvole


Quando ero bambina e spesso mi capitava di sbattere, cadere, inciampare, non vedere qualcosa, non trovare gli oggetti per terra o davanti a me, e muovermi lentamente... mi dicevano che avevo la testa tra le nuvole e che indubbiamente vivevo in un mondo tutto mio scollegato dalla realtà, altrimenti non si poteva spiegare quella mia sbadataggine e quella innaturale lentezza. Sono trascorsi molti anni da allora e nonostante io abbia  adesso coscienza delle motivazioni che mi portano a sbattere e inciampare anche se adesso lo faccio molto meno e ad essere lenta, non ho mai smesso di vivere con la testa tra le nuvole! E non solo metaforicamente dal momento in cui la testa tra le nuvole mi piace avercela sul serio! È vero che di per sè l'organizzazione di un viaggio mi procura spesso molta ansia, ma dal momento in cui si parte tutti i timori svaniscono e mi godo quella altezza sopra la terra sopra le nostre città sopra la gente e appunto... tra le nuvole. Volare è il sogno di molti, e l'invenzione dell'aereo é forse tra le più geniali oltre che utili! Volare è  una sensazione bellissima, vedere la terra che piano piano si avvicina durante l'atterraggio e piano piano si allontana durante il decollo. È strano e non so spiegare il motivo per cui tante volte durante il decollo ho provato la sensazione e il bisogno di piangere. Indubbiamente è la paura del distacco... paura e piacere spesso si fondono in un'unica cosa e la mia vita attualmente è intrisa da questo sentimento. 
Paura e piacere
In questa mia riflessione che nasce così di getto e senza tante correzioni voglio aggiungere anche l'emozione nell'incontrare tutti coloro che solitamente vivono dall'altra parte del mio mondo. Quelle persone che puoi vedere solo un paio di volte durante l'anno ma ogni volta che le vedi i ricordi e i momenti belli sono così intensi che ti accompagnano fino alla volta successiva, al prossimo incontro... rifletto anche sulle nuove persone incontrate e conosciute in questi ultimi viaggi. Sono sicura che qualcuno avrà notato di me solo gli aspetti apparenti, solo quelle cose che se potessi nasconderei per mostrare ciò che sono realmente! Ma spesso la stanchezza e anche la difficoltà di organizzare insieme a molte persone ti fanno apparire così come non sei realmente! E poi ci sono quelli che sembra che ti conoscano da una vita anche se è la prima volta che li vedi. E accadde quella magia che è rara e straordinaria!
Quando invece rivedi i tuoi familiari dopo tanto tempo è tutto diverso, non è come quando incontri un'amica. Rivedere i familiari una volta l'anno ti dà di più il senso del tempo che passa della distanza di tutte quelle cose che durante quell'anno ti sei persa! I successi scolastici dei tuoi nipoti, loro che crescono e che diventano sempre di più degli uomini e delle donne... loro che hanno un codice tutto loro un modo di muoversi diverso modo di parlare diverso... che non sono più dei bambini che non ti saltano in braccio... e poi, quei fratelli con i capelli brizzolati la barba lunga che ancora conservano qualcosa del loro essere bambini che  un po' ricordi nonostante la distanza... quella voglia di giocare, di prendersi in giro di correre di restare ancora a volte con la testa tra le nuvole. Ho vissuto tanti anni questo sentimento che si scatena durante una separazione: Un treno che parte un aereo che si alza in volo e porta con sé mille ricordi, emozioni, sogni... una vita intera! Ed ogni volta che parto non sono più come ero prima, e non sarò più come sono stata. Ma l'amore, quello vero, quello che va oltre i legami di sangue e che nonostante i legami di sangue non è mai una forzatura... questo amore parte e ritorna con me ogni volta ed ogni volta mi spinge come una forza invisibile, mi alimenta come una linfa vitale perché io possa nuovamente ripartire con la testa tra le nuvole ma i piedi per terra
S.C

lunedì 27 novembre 2017

NO AL RAZZISMO CONTRO I DISABILI DELLA VISTA

#falsiciechiofalsainformazione #noalrazzismo #informiamoci
UN DISABILE DELLA VISTA PUO’
Cucinare da solo, lavarsi, rassettare casa, passeggiare, lavorare ed andare a lavoro, prendere il treno, avere un cellulare, mangiare un gelato…
Ma resta ugualmente un cieco o un ipovedente
PERCIO’…
Puniamo i truffatori ma non diamo un’immagine sbagliata della disabilità visiva
NO AL RAZZISMO INDOTTO DALLE EMITTENTI TV CONTRO I DISABILI DELLA VISTA

PASSAPAROLA…

mercoledì 1 novembre 2017

come trovare un oggetto PERDUTO

E’ il primo giorno di vacanze, il primo di una lunga settimana. Sono le nove e trenta del mattino e nonostante mi fossi alzata alle sette circa, la casa regna nel caos più totale: letti disfatti, tavolo con i resti della colazione, bambina in stato brado che pascola tra le lenzuola disfatte del suo lettino su cui sopra è stata trasferita in ordine sparso metà della sua cameretta. In camera da letto tra pigiami quotidiani pantofole e vestiti da selezionare tra sporco puzzolente e accettabile c’è più o meno lo stesso delirio mentre nel salone albergano due stendini pieni di biancheria che attende di essere piegata o stirata e sui tavoli del computer… nemmeno a dirvelo!
Insomma dicevo, sono le nove e trenta del mattino e “PEEEEE” 
il citofono. 
Con molta spensieratezza penso
Il postino!
E vado a rispondere perché nonostante in questo gioco del postino tutto il palazzo si ritrova a chiedere chi è dai rispettivi citofoni e qualcuno impreca, a me piace essere educata, e poi non si sa mai, è giorno di mercato potrebbe essere “la nonna!!”. Così rispondo e invece chi è? Anzi, chi sono? La migliore amica di Nina con la madre e la sorellina
“Ieri abbiamo provato a chiamare per i compiti ma non hai risposto così visto che stiamo andando al mercato siamo venute direttamente a casa”
Il mercato è vicino casa mia. Bene, dico, accomodatevi.
Li faccio entrare in quel salone che in realtà è un mix tra ludoteca e centro sociale, sul divano in un lampo faccio spazio facendo scomodare peluches macchinine e dinosauri
(non guardando ai peli di dolcina ma su questi ultimi chiudiamo un occhio)
Insomma la mamma di Zeneb e Safà è bellissima. Ha un abito lungo comprato al Marocco questa Estate, e sembra una principessa, tutto di seta con fulard abbinato.
Io: pigiama rosa in pile con cuoricini neri, capelli che sembro uscita dal film Ammagheddon ma lei è cordiale e mi suggerisce di non preoccuparmi perché anche lei quando è in casa ed è festa rimane allo stato brado.
Dopo un po’ le bambine implorano la madre di poter restare a giocare con Nina. Penso che va bene e lei senza farselo ripetere due volte (io veramente dopo aver scritto i compiti alla bambina in una confusione di libri avevo già preso i due giubbini) mi dice soddisfatta
“Allora io vado al mercato e poi ritorno”
E mentre velocemente scende le scale
“vi raccomando bambine non fate arrabbiare Simona”
Chiudo la porta e le bambine hanno già lanciato le scarpe in mezzo al corridoio e si sono impossessate di TUTTO in cameretta
Dopo circa un quarto d’ora Zeneb preoccupata annuncia di aver perso  lo Slime
Io faccio una faccia da “L’esorcista il ritorno con scopa elettrica” perché dovete sapere che lo Slime è una cosa infida che io odio profondamente. E’ una schifezza molliccia che si appiccica e di cui bisogna avere la massima attenzione.
Trasformandomi in Maria Montessori invoglio le bambine a cercarlo (per fortuna è facile perché si trovavano dentro la cameretta) allora suggerisco per prima cosa sopra e sotto il letto. Ma niente. Sopra e sotto il letto c’è il delirio ma non lo Slime. Dopo una mezz’ora di ricerca mi arrendo e le lascio giocare. So che dovrò cercarlo io ma sarà un’impresa folle visto che questo slime quando si deposita su una superficie ne assume la forma. Se è a terra, quindi, sarà spiaccicato sul pavimento letteralmente, se è su un libro sarà appiccicato interamente alla copertina del libro. Insomma, il panico. Dopo aver ordinato la camera inizio la ricerca e dopo aver rastrellato tutto il pavimento comprendo che è una missione impossibile. Allora nonostante mentre ci fossero le bimbe io ho fatto dieci cose contemporaneamente ho cercato di ricordare quello che avesse fatto Zeneb aiutata da Nina. Alla fine dopo due ore torna la mamma, le bambine volano via e io resto sola con il mio mistero. Dov’è finito lo Slime. Mi sforzo di ricordare che le bambine appena arrivate hanno preso questo coso, prima Safà, poi Zeneb, poi si sono messe i vestiti di carnevale e la parrucca, allora vado nell’armadio cerco con le mani centimetro per centimetro sui vestiti nell’armadio e dentro la parrucca. Niente! Poi mi ricordo che Zaneb aveva anche scoperto i tre libri di Nina “Diario di una schiappa” e ne aveva presi due. Conoscendo la psicologia dei bambini, so che, se un po’ tra loro si somigliano, i bambini hanno il vizio di lasciare ciò che hanno in mano nel punto in cui trovano qualcos’altro che li interessa. Dovunque esso sia. Mi chiedo. Dov’erano messi i libri adesso? Di solito i libri sono nella libreria ma diario di una schiappa aveva un’altra destinazione. Ma io non la ricordavo più. E allora PENSA PENSA PENSA (come avrebbe detto Winnie the Pooh” e mi ricordo. Certo che mi ricordo diario di una schiappa stava esattamente... QUA! Infilo la mano in uno spazio libero esattamente lo spazio per i libri sopra la mensola di una piccola libreria. Nemmeno guardo quando sento tra le mie dita ed un peluche regalatomi da mia madre ai tempi di Coccolino concentrato … lui! Lo schifoso Slime! Metà dello Slime è attaccato al culetto del peluche, Nina felice esclama
“Sembra che abbia fatto la cacca!!”
Ma per fortuna il contatto con il peluche è durato solo poche ore. Adesso lo slime oltre ad essere croccante e anche un po’ peloso ma va bene così
“Mamma, cavolo perché se tu sei quasi cieca riesci a trovare sempre tutto?”
In realtà ha ragione, ma il segreto è che forse a noi retinopatici viene dato in dotazione un cervello di ricambio, perché non credo che con un solo cervello si possano fare tutti questi ragionamenti. Così spiego a nina che chiunque (FORSE) può farlo
“Ho ripercorso le cose che ha fatto Zeneb prima di perdere lo Slime, e alla fine l’ho trovato e sai qual è il segreto? Il segreto è osservare, anche se non vedi, osservare tutto quello che ti sta attorno. Ad esempio Nina cos’è accaduto in questo momento?
Nina resta in silenzio
“che tu mi stai parlando?”
Sì, rispondo, certo ma anche che Dolcina è uscita da sotto il letto per andare a vedere Piccola che nel frattempo dalla stanza accanto ha fatto rumore con la ciotola del cibo perché ha fame.
Ma Nina è già volata da un’altra parte urlando
“si si ho capito ho capito CONCENTRAZIONE!”

Ed è solo trascorsa mezza giornata!